Sicurezza
Nel container frigo (ancora per poco) i resti di 3 defunti
MASSA. In quei container frigo messi davanti al forno crematorio ci sono rimasti per mesi, qualcuno per anni. Quattro sono ancora lì, dal 2007. La sentenza del tribunale di Massa è una liberazione...
MASSA. In quei container frigo messi davanti al forno crematorio ci sono rimasti per mesi, qualcuno per anni. Quattro sono ancora lì, dal 2007. La sentenza del tribunale di Massa è una liberazione anche per quei poveri resti che non è stato possibile riconoscere. Perché era difficile farlo, visto che si trattava di persone perlopiù residenti fuori provincia o addirittura fuori regione. Con parenti ignari perfino della loro cremazione a Massa.
All’inizio c’erano una dozzina di corpi, dopo il blitz dei Nas nel maggio del 2007. Ora ne sono rimasti quattro. Per loro ci sarà una fossa comune. Per scoprire l’identità di quelle persone, decedute alcuni decenni fa, è stato necessario anche l’esame del Dna. I resti erano stati trovati dai carabinieri in un magazzino del camposanto, finito poi sotto sequestro, dentro dei cartoni. La loro conservazione è costata quarantamila euro, soldi che ha anticipato l’amministrazione comunale ma che verranno interamente risarciti dagli imputati una volta condannati in via definitiva.
È stato un compito difficile quello degli inquirenti di dare un nome a quei resti, come spiega la sentenza. Anche perché non si trattava solo di massesi: per le cremazioni al Mirteto arrivavano da buona parte del nord Italia. Un giro grosso: i dipendenti di Euroservizi, cooperativa che aveva l’appalto, facevano finta di cremare i resti delle riesumazioni e consegnavano delle urne con ceneri che prendevano dalla montagna che avevano accatastato dentro degli scantinati all’interno del cimitero. Proprio per questo vedove e figli dei defunti che hanno ricevuto questo trattamento sono rimasti all’oscuro di tutto per mesi e mesi. E alcuni lo sono ancora adesso.
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