Sicurezza
«Le donne di Pd e Psi femministe part-time»
Alessandra Verdini: non comprendo gli attacchi sulla mia proposta di superare la festa della donna
CARRARA. «La mia proposta di abolire l’ 8 marzo aveva lo scopo da un lato di evidenziare l’esigenza di superare le tradizionali celebrazioni della festa della donna per affrontare con maggior efficacia e un linguaggio più moderno le nuove problematiche di genere e dall’altro di ribadire la necessità di affrontare questi temi sulla base di un approccio scientifico e privo di quegli aspetti ottusamente ideologici di cui tanto si fanno vanto le professioniste del femminismo». A fare chiarezza è Alessandra Verdini, presidentessa dell’associazione Diana, storica d’arte e criminologa.
«Come prevedibile, la mia posizione ha fatto molto discutere. Avevo messo nel conto sostegni e disapprovazioni perché il mio scopo era proprio quello di stimolare un dibattito sul significato della festa della donna e sulle problematiche di genere nel nostro territorio, di cui mi occupo tutti i giorni con un approccio scientifico che si basa, oltreché sull’esperienza professionale e volontariale di ormai diversi anni, anche su un lungo e vario percorso di studi che è a mio giudizio indispensabile per affrontare queste problematiche in una chiave moderna». «Riconoscendo quindi - prosegue - la legittimità a tutte altre le posizioni espresse, vorrei soffermarmi su quella delle donne del Psi e del Pd che mi reputano con malcelata polemica carente di memoria storica. Tuttavia se le stesse avessero letto con maggiore attenzione l'intervista, si sarebbero accorte che il mio richiamo alla provenienza “socialista e comunista” della festa della donna non era una critica alle due culture, semmai un riconoscimento all'attenzione che le stesse hanno prestato nel secolo scorso alle problematiche di genere. Tuttavia oggi viviamo in un mondo profondamente diverso, in cui la sopraffazione e il maschilismo sono spesso più subdoli e inconsapevoli anche se non meno gravi e chi è impegnato in questo mondo deve compiere un salto di qualità deve avere un approccio scientifico al tema e deve superare gli steccati ideologici, politici, culturali e sessuali. La parità di genere non puo' più essere ad appannaggio di qualcuno ma dev'essere un patrimonio di tutti, trasversale agli schieramenti politici e anche ai sessi».
«Ciò detto - conclude - la disapprovazione delle donne del Psi e del Pd mi ha sorpreso perchè con loro avevo appena qualche mese fa condotto una battaglia per difendere la scelta di Alessandro Bandoni a presidente della commissione pari opportunità che si basava proprio sull'inclusione di tutti nella nostra battaglia e non sull'esclusione di qualcuno. A questo punto temo che quella battaglia sia stata fatta dalle stesse più per motivi di opportunità politica che per reale convinzione. Nel qual caso mi spiacerebbe rincontrarle come professioniste del femminismo part time».
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