Il Tirreno

«L’appello? Può darsi Un paio di punti ancora poco chiari»

«L’appello? Può darsi Un paio di punti ancora poco chiari»

Il commento del pm che ha condotto l’indagine e l’accusa «Ma devo ancora leggere quello che scrive il tribunale»

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MASSA. «Sì ho le motivazioni, ma da poche ore. Ho giusto dato un’occhiata ad alcuni punti che non mi hanno convinto della sentenza. Può darsi che si siano i margini per presentare ricorso in appello, ma in questa fase non lo vengo a raccontare certamente a voi giornalisti. Potete scrivere che sto valutando il da farsi». Il sostituto procuratore Federico Manotti risponde al telefono come se sapesse già quello che il cronista gli sta per chiedere: «Vuole sapere se presento appello?», esordisce senza neppure dare il tempo al suo interlocutore di aprire bocca. «È ancora presto per parlarne, sentiamoci tra un mese e mezzo (il termine è di 45 giorni)».

Ma è tra le righe che si capisce, come aveva già annunciato il 9 dicembre dopo la lettura della sentenza, che Manotti farà appello sui punti che non l’hanno convinto. Punti che neppure le motivazioni hanno risolto. Il tasto che il pm batterà con insistenza alla corte di appello di Genova sarà quello dell’abuso di ufficio, reato che secondo lui l’ex funzionario del Comune di Massa Renzo Fialdini ha commesso. Il collegio ha detto che Fialdini non controllando quello che avveniva a Mirteto non ha rispettato quello che prevedeva il contratto di appalto, ma non ha violato la legge. Manotti invece insisterà nuovamente sulle omesse denunce del dipendente comunale, «che altro non erano che favori all’amico Alibani», ha detto durante la requisitoria terminata con la richiesta di condanna.

Ma anche Alibani sarà oggetto del ricorso in appello del sostituto procuratore, lo si capisce quando commenta le pene: «Con il rito abbreviato a Enzo Raffaello Pucci (l’operaio scoperto mentre effettua più cremazioni multiple) sono stati dati 4 anni e dieci mesi, senza lo sconto di un terzo della pena la condanna avrebbe superato i sette anni. Io oltre non vado, traete voi giornalisti le vostre conclusioni». Eccole: se Alibani è stato riconosciuto capo dell’associazione - nelle motivazioni il collegio va oltre spiegando che quando ha preso l’appalto sapeva già che per guadagnare doveva risparmiare sulle cremazioni - come è possibile che per lui la pena è più lieve? Lo stabilirà la corte di Appello di Genova, quindi.

Infine l’assoluzione di Calzetta. L’ex ufficiale comunque prova a informarsi sull’inchiesta e ha dei rapporti di lavoro con Alibani. È vero che non ha attinto ad alcuna informazione, ma soltanto per la professionalità dei militari che aveva interpellato. «Mi sembra quanto meno concorso esterno, no?», domanda curioso Manotti prima di salutare e chiudere la telefonata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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