Sicurezza
«Non voglio più applicare tasse decise dal governo di Roma»
Lettera aperta di Massimo Dadà per spiegare la decisione di non ricandidarsi a primo cittadino: non ultimo il fatto che devo pensare al mio lavoro perché non ho mai fatto della politica un mestiere
FOSDINOVO. Il sindaco uscente, Massimo Dadà, in una lettera aperta alla cittadinanza spiega perchè non si ricandiderà alle amministrative di maggio.
«Da tempo è andata maturando in me la decisione di non ricandidarmi. Ringrazio tutti coloro che mi hanno chiesto di ritornare su questa decisione e proseguire, ma ho declinato ritenendo di avere due motivazioni molto forti. Proverò a spiegarle. Fare il sindaco è un compito gravoso, non ci sono giorni di riposo certo, e i problemi sono sempre molti di più di quelli che si possono risolvere, tuttavia è anche un privilegio, qualcosa di cui vado orgoglioso: mi sono sempre sentito onorato nel dover rappresentare Fosdinovo e con esso tutti i miei concittadini. Questi passati, però, sono stati anni assolutamente eccezionali, caratterizzati da un continuo peggioramento delle condizioni economiche dei Comuni e delle famiglie, a partire da quel decreto Tremonti dell’estate 2010, passando per patto di stabilità, decreti Monti, spending review, Imu, Tares, Tasi, Tari, Iuc, ecc. Amministrare con questi continui interventi peggiorativi dei Governi che si sono succeduti è difficile, talvolta sembra inutile, visto che si mettono semplicemente in atto decisioni (e tasse) prese a Roma. Essere solo esecutori, in altre parole eseguire gli ordini, non è quello per cui ho chiesto la fiducia ai miei concittadini e ritengo arrivi a toccare anche la dignità personale. E questo è il primo motivo, quello politico».
Per il secondo motivo, di carattere più personale, di Massimo Dadà: «Sono dieci anni che sono in amministrazione, prima come assessore, poi come sindaco. Per me il rischio è quello di abbandonare il mio lavoro, che non prevede un posto fisso e garantito. E non è solo un rischio individuale, ma anche della collettività, perché chi fa politica sapendo che quello è il suo unico mestiere prenderà decisioni viziate da questo suo bisogno. In altre parole dovrà costruire la sua carriera politica, senza alternative. Non voglio cadere nel qualunquismo, perché comunque credo che oggi amministrare a livello locale sia ancora un servizio verso gli altri, ma è una condizione di “bisogno” che non vorrei provare e che qualora proseguissi altri cinque anni penso arriverei a sperimentare. Non voglio però tralasciare i risultati raggiunti, che rivendico e che qui elenco semplicemente in ordine sparso: in questi anni abbiamo ridotto l’indebitamento pro-capite da 504 euro ad abitante a 406 euro, abbiamo azzerato i debiti fuori bilancio, ridotto le indennità dei responsabili e del Sindaco, portato in attivo il bilancio corrente, ridotto sensibilmente l’evasione fiscale, abbiamo progettato e finanziato opere per 3,2 milioni di euro, di cui ben 660mila spesi per somme urgenze legate a frane e smottamenti. Il tutto con un personale drasticamente sotto organico, visto che abbiamo 22 dipendenti a fronte di un organico standard che dovrebbe essere di 35. E paradossalmente abbiamo sofferto più di altri i tagli del governo perché non hanno tenuto conto di chi aveva risparmiato o sprecato, ma hanno tagliato parte di ciò che ogni Comune spendeva negli anni precedenti, tralasciando se fosse troppo o poco rispetto ai costi standard. Voglio citare anche la battaglia contro il passaggio dei camion del marmo a Tendola, l’ampliamento della raccolta porta a porta e la riorganizzazione della macchina comunale. In sostanza, lascio alla prossima Amministrazione un bilancio sano. In questi cinque anni ho lavorato fianco a fianco soprattutto con i miei assessori, che voglio ringraziare di cuore».
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