Il Tirreno

La Ninfa dell’Arno un altro gioiello dell’Accademia

La Ninfa dell’Arno un altro gioiello dell’Accademia

Carrara possiede un gesso della scultura di Bartolini che sarà la star della mostra che si terrà a Firenze

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CARRARA. Tra gli oltre 200 pezzi della sua gipsoteca l’Accademia di Belle Arti, oltre a 13 capolavori di Antonio Canova, custodisce altri gioielli. Come il gesso “Ninfa dell’Arno”, detto anche l’Arnina o Ninfa oceanina, realizzato nel 1817 dal grande scultore Lorenzo Bartolini (Prato 1777-Firenze 1850) ed esposto nel 2012 nella splendida mostra “Il tempo di Elisa”, curata da Anna Laghi ed Alba Macripò, insieme ad altri 20 modelli e calchi provenienti dalla collezione della scuola.

Una versione in marmo dell’opera, appartenente ad un collezionista inglese, sarà il pezzo forte di un’importante esposizione dedicata all’artista, che si terrà a novembre alla Galleria dell’Accademia di Firenze, a cura della sua vicedirettrice, Lia Brunori. Ad annunciare l’evento è stato il direttore della Galleria fiorentina, Angelo Tartuferi, in un’intervista al “Corriere Fiorentino”, in cui sottolineava con molto entusiasmo il valore di questo marmo, definendolo una “scultura inedita” e “di straordinaria bellezza”, da proporre “come una star”.

La rarità dell’Arnina è segnalata anche dal catalogo della gipsoteca accademica di Carrara, curato da Renato Carozzi, all’epoca docente dell’istituto, insieme a Severina Russo, della Soprintendenza ai Beni Culturali di Pisa ed edito dal Lions Club Massa e Carrara Host nel 1992, che ricorda l’esistenza di 4 suoi esemplari marmorei, sulla cui ubicazione, però, non si conosceva allora nessuna notizia. La copia del collezionista inglese, evidentemente, è una di queste.

Un’altra versione in gesso, simile a quella di Carrara, alta circa 150 centimetri, si trova invece al museo civico di Prato. Bartolini, grazie all'interessamento della principessa Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, venne nominato professore di scultura alla nostra Accademia nel 1808, imponendosi come il più importante artista del periodo, dopo Canova e diventando lo scultore ufficiale della famiglia Bonaparte, per la quale scolpì numerosi ritratti, costituiti da statue e busti di “napoleonidi”, tra cui quello di Filippo Baciocchi (1809), marito di Elisa, realizzato dal maestro durante il soggiorno apuano, il cui calco in gesso è ancora custodito nell’ateneo carrarese, insieme a quelli di altre due sue opere, la Fiducia in Dio (1834) e, appunto, l’Arnina, nonostante la distruzione dell’intera collezione di modelli bartoliniani, avvenuta nella primavera del 1814, durante una sollevazione antifrancese.

Secondo Amedeo Mercurio, a cui si devono le schede sulle tre opere di Bartolini incluse nel catalogo realizzato da Carozzi e dalla Russo, il calco “Ninfa dell’Arno” sarebbe giunto all’Accademia apuana il 15 giugno 1865, mediante acquisto di Vincenzo Livi. Carozzi ipotizza che l’originale sia un marmo “commissionato dall’autore a un laboratorio di Carrara”. Il pezzo segna una tappa importante nel percorso creativo di Bartolini, perché lo scultore dimostra di essere riuscito a scrollarsi di dosso una certa “retorica di corte”, tipica delle commissioni ufficiali e dovuta al suo aperto schierarsi in campo bonapartista. L’opera, inoltre, proprio come il suo esemplare in marmo che sarà esposto a Firenze, è dedicata a Giovanni Degli Alessandri, direttore degli Uffizi al tempo di Bartolini.

In basso a destra, sulla roccia, si legge infatti: “A Degli Alessandri / Dedicò / Bartolini / L’anno / del / M.(ese) / A.(prile) 25”.

David Chiappuella

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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