Il Tirreno

«L’appaltopoli? Non è mai esistita» Balatri parla 7 ore

«L’appaltopoli? Non è mai esistita» Balatri parla 7 ore

Il legale di Iodice contesta i testi dell’accusa: non credibili Il pm Soffio chiede la trascrizione dell’arringa al collegio

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MASSA. L’appaltopoli nel carcere di Massa non è mai esistita secondo l’avvocato Riccardo Balatri, difensore dell’ex direttore Salvatore Iodice. Per questo il legale al termine della prima parte della sua arringa - è arrivato al capo di imputazione numero 25 su trenta contestati - ha chiesto l’assoluzione. Motivo? Le accuse mosse dal sostituto procuratore Rossella Soffio non sono suffragate da prove. «Ma da semplici supposizioni», ha detto allargando le braccia Balatri durante una accorata difesa che ha superato le sette ore.

L’avvocato dell’ex responsabile della casa circondariale di via Pellegrini ha demolito i testi dell’accusa, contestandone la credibilità e la competenza. A cominciare da quel Peppino Costabile, tecnico del Prap (Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria). «Nonostante i continui solleciti del direttore Iodice il Prap non ha fatto nulla per sanare le irregolarità all’impianto elettrico rilevate dall’Asl. Eppure c’era la minaccia di una denuncia in procura». Balatri ha contestato, come aveva fatto in sede di contro interrogatorio, i sopralluoghi svolti dal funzionario nel penitenziario. Sopralluoghi le cui relazioni poi hanno dato corpo all’indagine svolta dalla squadra mobile, e coordinata dal sostituto procuratore Soffio. Registri alla mano, gli ha dimostrato come per l’appalto sull’impianto elettrico il tecnico è stato all’interno del penitenziario meno di mezz’ora. «Come ha fatto a trovare tutte quelle incongruenze in così poco tempo?». «Costabile - ha detto Balatri - si è giustificato argomentando di conoscere perfettamente il carcere e così non ha perso tempo. Permettetemi di avete dei seri dubbi e così ne deve avere anche il collegio che giudicherà il mio assistito».

Dopo Costabile è stato il turno di Morgana Martelli. Qui Balatri ha utilizzato un sostantivo e un aggettivo ben definiti: carcerazione confessoria. La donna è rimasta in cella per diciannove giorni, in regime di isolamento. «Il gip dopo le sue dichiarazioni - ha continuato il legale - l’ha messa in libertà dopo neppure ventiquattro ore. Perché? Visto che poi ha patteggiato una pena sospesa». Sulla Martelli l’avvocato ha agganciato la sua contestazione sul falso del curriculum della donna, servito a farle ottenere un corso di sartoria per i detenuti: «Quel documento era stato presentato esattamente uguale un anno prima a un’altra società. E quindi non può essere attribuito a Iodice». Balatri ha ricordato al collegio come nei due file compaia lo stesso errore di battitura nella seconda pagina (Ottoima, anziché ottima). «Ovvero è una doppia stampata dello stesso file». E sui denari regalati all’imprenditrice Balatri è stato netto: «L’ex direttore ha l’abitudine a ingigantire le cose quando parla con gli amici, per questo non si possono prendere per buone le cifre sentite nelle intercettazioni telefoniche e ambientali (circa ventimila euro)».

Ultimo teste contestato la guardia penitenziaria Salvatore Infante: «Voleva che l’imprenditore Prospero Santacroce (coinvolto nell’appaltopoli) trovasse un impiego alla figlia. Visto che non c’è riuscito si è vendicato inventandosi le accuse che è venuto a raccontare in questa aula».

L’arringa di Balatri non finbisce qui, proseguirà il 28 marzo, quando cercherà di smontare gli ultimi cinque capi di imputazione. Intanto il pm Soffio ha chiesto la trascrizione delle sette ore di arringa, perché probabilmente chiederà dei provvedimenti su alcune affermazioni del legale. Ma questa è un’altra storia.

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