Proteste
Fallimento La. Gran, assolto Giulio Conti
L’ex sindaco era accusato di bancarotta fraudolenta e falso in bilancio. La figlia Patrizia: finalmente giustizia è stata fatta
CARRARA. Assolto, per non aver commesso il fatto. Dopo 15 anni si chiude, con l’assoluzione in Corte di Appello a Genova, la lunga vicenda giudiziaria che ha visto sul banco degli imputati l’ex sindaco di Carrara Giulio Conti. I fatti risalgono agli anni Novanta. La vicenda prende le mosse da un'inchiesta della Procura della Repubblica spezzina (la ditta La. Gran aveva sede ad Ortonovo), sul fallimento e l'incorporazione di due aziende del settore marmi e graniti: la La.Gran e l'Insegra. L'ex sindaco Conti, venne indicato come amministratore, di fatto e di diritto della Insegra, e amministratore, di fatto e occulto della La.Gran.
Sotto accusa il fallimento di quest'ultima (per un passivo di 2 miliardi e 209 milioni di vecchie lire) e le modalità con cui venne portata a termine la fusione delle due aziende.
Secondo la Procura si verificarono sottrazioni di beni e attività sociali, a danno dei creditori. In sostanza - per l'accusa - gli imputati avrebbero nascosto somme ingenti che dovevano servire, per legge, a pagare i debiti e le spettanze nei confronti dei creditori. Conti era inoltre imputato di falso in bilancio per aver esposto nei bilanci di Insegra (anni 1988 e 1990) fatti - secondo l'accusa- non corrispondenti al vero.
Il processo nel febbraio del 2012 (dopo sei anni) si era concluso con la prescrizione dell’ex sindaco di Carrara e dei suoi tre ex soci, Ave Angeletti, Angelo Fiorini e Luciano Giorgi. Tutti e quattro erano accusati di bancarotta fraudolenta, patrimoniale e documentale.
L’appello del pm, e della difesa. Un calcolo errato nella prescrizione. A Giulio Conti erano state applicate le circostanze attenuanti equivalenti, con aggravanti; il reato quindi si sarebbe prescritto- secondo le nuove normative - in 18 anni e 9 mesi. In sostanza non aveva ancora raggiunto al prescrizione come invece gli altri imputati a cui erano state contestate le attenuanti prevalenti. Il procuratore aveva quindi appellato la sentenza e la difesa, composta dagli avvocati Andrea Corradino e Adriano Martini, a sua volta, un appello incidentale (a quello del procuratore) chiedendo l’assoluzione dell’ex sindaco.
La sentenza. «Assolto per non aver commesso il fatto». Così si è espressa ieri mattina la Corte di Appello di Genova rispetto alla posizione di Giulio Conti. Il procuratore generale aveva chiesto la condanna a 4 anni e sei mesi.
L’avvocato Andrea Corradino prima di commentare vuole attendere le motivazioni della sentenza. Ma una dichiarazione accetta di farla lo stesso ed è quella che riassume i punti cardine della linea difensiva.
«Per prima cosa l’operazione di fusione del 1990, curata da Giulio Conti, in nessun modo ha provocato il dissesto successivo, sei anni dopo - spiega il legale - Da parte di Conti, e questo è stato riconosciuto dalla Corte di Appello, non c’è mai stata la distrazione di somme. Il pagamento delle quote della Insegra è stato corrispondente alle dichiarazioni. E, soprattutto, in tutte le operazioni la famiglia Conti ci ha rimesso quasi un miliardo (di vecchie lire) di fidejussioni escusse dalla Cassa di risparmio di Lucca».
La figlia Patrizia Conti: la fine di un incubo. «È stato un processo pesante, e non solo nella aule giudiziarie. Gli effetti collaterali sulla nostra famiglia hanno provocato una grande amarezza». È questo il commento a caldo di Patrizia Conti, una dei figli (insieme a Manuela e Marco) di Giulio Conti).
«Sono felice come figlia, come cittadina e come avvocato: giustizia è stata fatta».
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