Il Tirreno

Esami fatti ma ticket non pagati

Esami fatti ma ticket non pagati

E l’Asl convoca le infermiere del centro prelievi. La Uil: no ai toni da Inquisizione

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MASSA. La ricostruzione non è univoca: l’Asl assicura di aver convocato alcune dipendenti per ottenere un chiarimento. Loro, le dipendenti, e la Uil che le rappresenta parlano di metodi da Santa Inquisizione e di dirigenti con il piglio del pubblico ministero.

Tutto ruota - la vicenda non è semplice - intorno ad alcuni esami del sangue eseguiti, ma non pagati. Dal 2012 esiste, infatti, una procedura che permette agli operatori dei centri prelievo di ripetere le analisi di laboratorio senza chiedere il pagamento all’utente. Capita - spiega l’azienda - che si rompa una provetta o che ci si siano problemi tecnici. Per cui - e correttamente - il paziente “presta” nuovamente il braccio all’infermiera, ma non mette mano al portafoglio. L’azienda sanitaria - e questa è la sua versione - dà un’occhiata ai dati e verifica che di procedure per la ripetizione degli esami ce ne sono troppe. Controlla le password di accesso e chiama le dipendenti a cui quelle password sono assegnate: «Abbiamo chiesto chiarimenti - è ancora la posizione dell’Asl - su eventuali errori nella procedura e quantificato il danno». 4mila euro quello ricollegabili ad una password, circa 2500 riferibile ad un’altra.

Ma i contorni della vicenda tracciati dai sindacati sono ben diversi, così diversi da indurre la Uil ad incaricare l’ufficio legale: «Abbiamo scritto una lettera alla direzione - a fare il punto è Claudio Salvadori, segretario della funzione pubblica - contestiamo il modo con cui alcune infermiere impiegate nei punti prelievo sono state convocate. Le convocazioni devono avvenire per iscritto, l’azienda deve attenersi a tempi e modalità precise. Qualsiasi eventuale errore sia stato riscontrato - Salvadori entra nel tecnico - l’Asl avrebbe dovuto inviare comunicazione scritta alle lavoratrici e invitarle a presentarsi accompagnate da un legale o da un rappresentante sindacale, invece - rincara - sono stati utilizzati toni da Santa Inquisizione, sono state chiamate le dipendenti ad intervalli di 30 minuti e durante l’orario di lavoro con tanto di verbalizzazione e atteggiamento da pubblico ministero a processo. Non entriamo nel merito, lo faremo in un secondo momento, ma contestiamo il metodo e ricordiamo che una stessa password è utilizzata da più persone, quindi risulta difficile attribuire responsabilità. Noi ravvisiamo gli estremi di un comportamento antisindacale, per questo la Uil ha incaricato l’ufficio legale perché scriva alla direzione». Non solo, secondo Salvadori l’azienda avrebbe chiesto alle dipendenti di coprire di tasca propria il mancato introito (pari anche a 4mila euro) per esami non pagati.

L’Asl smentisce: «Le analisi sono nominative, se verificheremo errori provvederemo ad inviare richiesta di pagamento ai singoli pazienti, non pretendiamo soldi - assicurano - dalle lavoratrici».(C.S.)

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