La manifestazione
Stalking nei confronti della ex del figlio
Sotto processo ex dipendente pubblico ultrasettantenne: la perseguita dopo che i due si sono lasciati
CARRARA. Un ex dipendente pubblico è accusato di stalking nei confronti della ex del figlio. A destare un certo scalpore è l’età del protagonista, ovvero ultrasettantenne; lei invece è quarantenne.
Il caso è stato ricostruito in tribunale in questi giorni, presto ci sarà la prossima udienza.
Secondo quanto emerso, qualche tempo fa il figlio dell’ex dipendente avrebbe presentato al genitore questa donna.
Già sul momento, il padre avrebbe iniziato a farle qualche regalino, tipo ricariche telefoniche, o anche telefoni cellulari, con la scusa che lui li cambiava spesso e quindi erano ancora seminuovi.
Attenzioni che sembravano innocenti pensieri di cortesia verso la compagna del figlio.
In seguito la relazione si è interrotta, la quarantenne e il figlio dell’ex dipendente pubblico hanno preso altre strade.
Il problema è che il genitore a quel punto si sarebbe sentito in qualche modo liberato dai freni, e ha iniziato a tempestare la ex del figlio di telefonate, sia sul telefono personale, che sul luogo di lavoro.
In tutti i modi la ex del figlio ha detto a chiare lettere di smetterla di importunarla, ma senza successo: anzi, sono arrivate le offese, pesanti.
E’ stata così presentata una denuncia querela, nella quale la donna ha ricostruito l’escalation delle persecuzioni nei suoi confronti, dalla quale è partita l’inchiesta per stalking - articolo 612 bis del codice penale - con rinvio a giudizio. Il pm titolare dell’inchiesta è il dottor Bertoni.
Di fronte al giudice monocratico dottor Garofalo per il momento è stato deciso di dare incarico di svolgere una perizia psichiatrica nei confronti dell’ex dipendente pubblico ultrasettantenne. Se si dovesse arrivare a una condanna, l’imputato dell’articolo 612 bis (atti persecutori - stalking) rischia una condanna da sei mesi a quattro anni. Il codice individua quale fattispecie di reato del 612 bis «chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita».
(m.b.)
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