Il Tirreno

Vietato fare regali: l’anticorruzione arriva in municipio

Vietato fare regali: l’anticorruzione arriva in municipio

Norme per evitare conflitti di interessi e favoritismi ma anche l’obbligo di buone maniere e di evitare sprechi

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MASSA. Vietato fare regali ai dipendenti comunali: niente, neanche un mazzo di fiori o un’agenda. Vietatissimo, poi, sfruttare la propria posizione all’interno del comune per ottenere vantaggi o favori – il “lei non sa chi sono io”, insomma – nei rapporti privati così come in ufficio. Mai fare la spesa o altre commissioni per finalità private quando si è impegnati in attività esterne.Questo e altro nel Codice di comportamento per i dipendenti dell’amministrazione comunale approvato in questi giorni dalla giunta Volpi.

Il codice, suddiviso in 17 articoli, è un mix di prescrizioni di buon senso, di richiami più meno ovvi a non commettere atti che sono chiaramente illeciti, di norme di trasparenza e anche sul come comportarsi di fronte ai cittadini e con i colleghi. “I rapporti tra i dipendenti si ispirano alla cordialità al rispetto vicendevole e alla collaborazione”, si legge ad esempio nel capitolo del codice dedicato al “comportamento in servizio”. E poco più avanti: “Il dipendente non usa per fini personali le linee telefoniche degli enti e si astiene dal tenerle occupate in occasione del ricevimento di chiamate personali”.

Ma il Codice, che sta facendo parecchio discutere i colletti bianchi di palazzo civico, mette nero su bianco anche alcune disposizioni anti corruzione finora non esplicitate. A parte il divieto di ricevere regali “quale che sia il valore” (altri Comuni hanno fissato paletti tipo: non oltre 100 euro di valore), c’è il divieto (articolo 4) ad affidarsi, nel privato a ditte o soggetti che abbiano avuto rapporti o interessi economici con l’ufficio in cui si lavora (o si è lavorato). Esempio: è vietato al dipendente affidare il rifacimento del proprio bagno di casa all’idraulico che ha aggiustato il rubinetto dell’ufficio. E c’è l’obbligo, rivolto espressamente ai dirigenti (articolo 14), di comunicare al Comune le partecipazioni azionarie e gli interessi economici che possono porlo in conflitto di interessi con la loro funzione pubblica e di dichiarare se hanno parenti (entro il quarto grado) che svolgono attività tali da entrare in frequente contatto con gli uffici comunali. Agli stessi dirigenti è poi assegnato il compito di controllare che i dipendenti rispettino il codice e anche “a vigilare sull’incompatibilità, cumulo di impieghi da parte dei propri dipendenti” (in pratica: il doppio lavoro).

Sempre a proposito di “prevenzione della corruzione”, l’articolo 8 impone ai dipendenti, “fermo l’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria”, di segnalare per iscritto al loro superiore e al “Responsabile per la prevenzione della corruzione” (un dirigente chiamato a svolgere anche questo ruolo situazioni grave irregolarità o fenomeni di corruzione di cui sia venuto a conoscenza”. Il dipendente che denuncia sarà tutelato con l’anonimato fino a che la legge lo consente.

E, infine, si raccomanda il Codice (articolo 11 comma 2): spengere la luce dell’ufficio (ed evitare altri sprechi) quando non è necessario tenerla accesa.(c.f.)

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