Il dolore
Femminicidio, solo la punta dell’iceberg
Riccardo Varese presidente Società della Salute: aumentate del 41% le chiamate al Centro Donna
AULLA. In occasione della Festa della Donna, la Società della Salute stila un bilancio del percorso delle attività del Centro Donna Lunigiana, che ha visto un aumento complessivo del 41,8% degli accessi nel 2013. Il Centro Donna, che dispone di sportelli nei Comuni di Aulla, Bagnone, Fivizzano, Licciana Nardi, Tresana e Villafranca, offre un servizio di accoglienza e ascolto telefonico per le persone che richiedono consulenza e informazioni in risposta a stati di disagio o difficoltà di vario genere (personali, familiari, relative ad abusi, maltrattamenti e violenza fisica o psicologica).
«Infatti, non va dimenticato che il cosiddetto "femminicidio" – precisa il presidente della SdS Lunigiana, Riccardo Varese – è soltanto la punta dell'iceberg, quindi visibile, di un mondo sommerso molto più grande e, a oggi, non quantificabile. Che cosa c'è prima del "femminicidio", quali sono state per la donna le violenze precedenti? Violenza psicologica? Violenza fisica? Stalking? Quante donne subiscono violenze nell'ombra, in silenzio, per una vita intera? Infatti, le donne che non denunciano o non parlano con nessuno della violenza subita sono la nettissima maggioranza ed è su questo che occorre lavorare».
Scendendo nei dettagli, fino al 2012 la percentuale di donne per cittadinanza (italiana o straniera) non aveva subito scostamenti significativi nel corso degli anni. Nel 2013, invece, questa proporzione cambia: l’aumento del numero di accessi ai centri è, infatti, frutto di un maggior numero di donne italiane che vi si sono rivolte, mentre il numero di non autoctone rimane pressoché invariato. Per quanto concerne le donne straniere, quasi il 70% ha meno di 40 anni e quasi il 40% sta tra i 30 e i 39 anni; più della metà è sposata. La situazione socio-economica di queste utenti è generalmente molto fragile: solo il 37% di loro è stabilmente occupata. Le donne italiane, invece, si concentrano tra i 30 e i 49 anni, ma si registra un leggero aumento delle donne più anziane. Nel 41,8% dei casi sono sposate e quasi la metà di loro ha un’occupazione stabile.
Se analizziamo la situazione familiare e il reddito, vediamo come non ci sia una categoria tipica: il 29,6% convive ed ha un proprio reddito, mentre il 23,3% abita con il partner ma non ha una propria indipendenza economica, pur trattandosi di donne con un buon livello di istruzione. Ma qual'è il tipo di violenza subita? Le analisi condotte in questi anni dimostrano che è difficile separare i vari tipi di violenza di cui le donne dichiarano di essere vittime: la maggior parte di loro, infatti, ha subito più di un tipo di sopruso. Basti pensare, a tal proposito, che la violenza psicologica e la violenza economica sono forme di sopraffazione che spesso le vittime non riconoscono nell’immediato, ma che sono insite nelle altre forme di violenza.
Info: 0187 460683.(g.u.)
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