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Il bandito è povero: condanna meno dura

Il bandito è povero: condanna meno dura

Ex operaio Nca rapinò tre farmacie: «In carcere ho potuto mangiare». Dovrà scontare tre anni e otto mesi

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CARRARA. Ha rapinato tre farmacie in meno di un mese. E lo ha fatto per povertà, per disperazione: tanto che il giudice ha riconosciuto, come attenuante in sentenza, la sua indigenza. Quando per lui si sono aperte. lo scorso anno, le porte ddl carcere ha detto: «Finalmente riuscirò a mangiare».

Ieri è stato celebrato il processo, con il rito abbreviato, a carico di Gianni Rossi, il 55enne rapinatore seriale di farmacie (assistito dall’avvoctao Alessio Menconi).

Il pm Rossella Soffio aveva chiesto la condanna a 4 anni di relcusione.

Il giudice Antonia Aracri, dopo essersi ritirata per circa un’ora, ha condannato l’ex operaio di Nca a 3 anni e 8 mesi e lo ha assolto dal capo di imputazione relativo alla contraffazione della pistola.

Si conclude, almeno per il momento, una vicenda che risale allo scorso anno, quando per un mese, l’ex operaio ha seminato terrore nelle farmacie di Marina ed Avenza.

Una storia in cui l’elemento sociale, quello dell’estrema indigenza e la perdita di lavoro, hanno avuto una deriva criminosa.

L’ex dipendente del cantiere, che da oltre un anno aveva perso il lavoro, si è trasformato in un rapinatore seriale. Con la pistola in pugno, e in pieno giorno, si è presentato ai banconi delle farmacie, pretendendo l’incasso.

Un dramma della disperazione. L’uomo, come ha racoccontato il suo legale, anche nelle conclusioni di ieir davanti al giudice, aveva chiesto da tempo aiuto a tutti. Tutti gli avevano chiuso le porte in faccia.

L’ex operaio viveva con un nipote giovane disoccupato. Per poter mettere insieme il pranzo e la cena ha cominciato a rapinare le farmacie. Ha riaperto una pagina di quel suo passato difficile che da anni sembrava aver accoantonato (e che non gli è stato peraltro riconsociuto dal giudice nemmeno in sede di sentenza).

«Il mio assistito da anni aveva cambiato vita e rigava dritto - spiega l’avvocato Alessio Menconi che nelle sue conclusioni del rito abbreviato - Non avrei mai pensato di ritrovarlo in queste condizioni».

I propositi di una vita “normale” si sono infranti nel gennaio scorso. Con la prima rapina, in una farmacia di Marina. Poi subito un’altra, a pochi giorni di distanza. E infine il colpo ad Avenza, quello che ha portato ilo suo arresto.

I sospetti dei carabinieri erano stati confermati dopo che Rossi, si era tradito con un sopralluogo preliminare in farmacia e con il giubbotto con il cappuccio usato per tutti e tre i colpi.

I militari lo avevano fermato mentre usciva dalla sua abitazione dove era rientrato per nascondere gli abiti usati per il colpo. Dalla perquisizione i carabinieri trovarono sul tetto della casa un borsone con gli indumenti utilizzati per le altre due rapine ed un revolver calibro 22: una scacciacani modificata e per questo clandestina, senza però munizioni.

Per lui, nel febbraio scorso, si sono aperte le porte del carcere: «Così finalmente potrò mangiare» è stata la prima frase che ha detto al suo avvocato al momento dell’arresto.

(a.viv.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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