Sicurezza
Caso Calevo, Bandoni scagiona la nonna
Al processo per il sequestro dell’imprenditore: non era sua la voce che ho sentito nella villa di Destri
LA SPEZIA. Colpo di scena, uno dei tanti, peraltro, nel processo per il sequestro dell’imprenditore Andrea Calevo, una cui tranche si sta celebrando al Tribunale della Spezia (una seconda che riguarda il cosiddetto clan degli albanesi si svolge invece a Genova).
Ieri mattina udienza per sottoporre all’imprenditore rapito, oltrechè a Davide Bandoni, alla sbarra assieme al nonno Pierluigi Destri con l’accusa di sequestro di persona, i cosiddetti saggi fonici raccolti dagli inquirenti nella villetta di Sarzana, di proprietà di Destri, in cui Andrea Calevo è stato tenuto segregato dopo il suo rapimento avvenuto il 16 dicembre 2012, per poi essere liberato proprio a fine anno.
Davide Bandoni, durante il raffronto fonico, ha praticamente scagionato la nonna, Anna Viti, moglie di Destri, affermando di non riconoscere la voce di lei tra quelle registrate nell’abitazione in cui piombarono polizia e carabinieri dopo giorni di appostamenti, pedinamenti e intercettazioni ambientali.
In pratica, secondo quanto riferito da Bandoni, le voci femminili registrate apparterrebbero ad altre donne, delle quali il giovane carrarese avrebbe anche dato indicazione, ma che, al momento non sono comprese nella vicenda.
Tutto da verificare dunque. Sta di fatto che la vicenda su ammanta sempre più di mistero e che i rispettivi avvocati delle parti in causa devono ogni volta registrare colpi di scena.
L’audizione delle registrazioni proseguirà giovedì prossimo e nell’occasione sarà lo stesso Andrea Calevo a dire la sua.
In pratica deve essere stabilito chi e quante persone si trovassero in quei giorni nella villetta di via del Corso, alla periferia di Sarzana, in un cui scantinato venne tenuto segregato Andrea Calevo.
Persone tra le quali potrebbero figurare anche alcuni degli albanesi ritenuti complici di Destri.
L’abitazione di proprietà di Destri venne comunque monitorata per giorni dalle forze dell’ordine e quindi l’andirivieni di persone fu registrato nei minimi dettagli prima del blitz tramite il quale il giovane imprenditore edile riacquistò la libertà.
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