Sicurezza
Sei detenuti al lavoro per pulire la periferia
Accordo tra Comune e penitenziario e l’Asmiu “arruola” i carcerati Ma il sindaco assicura: non sostituiranno i dipendenti stagionali
MASSA. Attivare un reale percorso di reinserimento sociale dei detenuti attraverso il lavoro utile alla comunità, come la manutenzione delle strade, la pulizie delle periferie e tante altre attività che, per mancanza di budget, l’azienda municipale che si occupa di igiene urbana e raccolta rifiuti, non riesce a svolgere.
È il senso della convenzione che Comune, istituto penitenziario massese e Asmiu si apprestano a firmare e che porterà alla creazione di un vero e proprio team di detenuti al servizio della comunità. Il progetto, che ha ottenuto il via libera dalla giunta comunale ed è ora in attesa di essere sottoscritto dalle varie parti, nasce da un protocollo firmato lo scorso 20 giugno da Anci (associazione nazionale comuni italiani) e dipartimento amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia, volto proprio a promuovere il lavoro nei vari istituti penitenziari italiani, lasciando la possibilità ai Comuni aderenti di scegliere la forma. La soluzione scelta dalla nostra amministrazione è stata, appunto, quella di utilizzare forza-lavoro per un settore in affanno: quello della pulizia urbana.
«I detenuti non si sostituiscono al lavoro stagionale - rassicura il sindaco, Alessandro Volpi - ma andranno a integrare il servizio esistente con uno che attualmente l’Asmiu non riesce a coprire, come la manutenzione delle strade e altri piccoli servizi utili alla comunità». Saranno sei i detenuti che, “armati” di scopa e paletta, coordinati dall’Asmiu, gireranno sul territorio comunale, in particolare nei quartieri lontani del centro storico - quelli notoriamente meno coperti dal servizio di pulizia urbana - e lo cureranno: puliranno le strade, svuoteranno le bocche di lupo stradali otturate, seguendo un progetto di pulizia urbana che Asmiu definirà in base alle varie esigenze del territorio.
Un progetto chiaramente importante per la comunità che usufruirà di un servizio finora assente, ma anche, o soprattutto, per lo stesso istituto penitenziario, che già si caratterizza per una forte rilevanza data al lavoro come strumento di rieducazione dei detenuti. «Il lavoro - spiega la direttrice del carcere, Maria Martone - è importantissimo per il percorso riabilitativo dei detenuti. Questo perché consente l’acquisizione di competenze e conoscenze professionali che sono utilmente spendibili, una volta scontata la pena, per un reinserimento sociale e lavorativo. Ma anche perché è molto più educativo trascorrere il tempo producendo qualcosa, che passarlo in cella. Senza dimenticare che permette anche di accusare molto meno il sovraffollamento delle carceri». Lo spirito dell’iniziativa è quindi quello di raggiungere, con un unico strumento, due obiettivi: quello della rieducazione dei detenuti e quello di aggiungere un servizio alla comunità.
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