Il Tirreno

Ogni neonato massese ha 1.300 euro di debito

di Chiara Sillicani
Ogni neonato massese ha 1.300 euro di debito

Il Comune deve alle banche oltre 90 milioni di euro per i mutui contratti Ma ora spendiamo 13 milioni in meno del 2010 e versiamo meno interessi

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MASSA. Già mamma e papà sono alle prese con rate del mutuo e finanziamenti, lui nasce e scopre di avere sulla schiena - piccola piccola - un bel fardello, un vaso di Pandora che pesa 1.312 euro. Ebbene sì, deve ancora emettere il primo vagito, ma ha già un debito da estinguere. Perchè Palazzo civico - e arriviamo al nocciolo della questione - deve alle banche poco meno di 92 milioni di euro. Basta dividere la somma per i 70mila abitanti e il conto è presto fatto: ciascuno di noi, neonati compresi, ha sul “groppone”, appunto, un debito di oltre 1.300 euro.

Tutto funziona come per le famiglie: hai delle spese da fare e valuti che siano inderogabili, ma i soldi per sostenerle non ce li hai. Chiedi aiuto agli istituti di credito ed entri nel vortice mutuo: ogni mese metti mano al portafoglio e paghi capitale e - ahimè - interessi. Così fa il Comune, anche se - parola di Giovanni Rutili, assessore alle Finanze - da un po’ di anni ormai Palazzo civico non bussa alle porte delle banche: i soldi in cassa sono pochi, i trasferimenti statali hanno subìto una bella sforbiciata (il taglio al fondo sociale di solidarietà comunale è pari a 7 milioni) e pensare di pagare ulteriori rate è impossibile. L’ultimo salto in banca, per avere una mano, l’amministrazione (non l’attuale) lo ha fatto nel 2007: ha chiesto denaro, 50 milioni circa, per consolidare il debito pregresso. Una rinegoziazione che - ammette Rutili - ha garantito una importante riduzione del tasso di interesse (pari oggi allo 0,60).

Quando i debiti ti stringono la gola, chiudere una “partita” ti permette di tornare a respirare: è stato così lo scorso anno per il Comune. L’amministrazione ha appunto chiuso un’operazione a dieci anni che, ogni dodici mesi, imponeva a via Porta Fabbrica un esborso di 3 milioni di euro. La conferma di una tendenza: dal 2010 al 2013, infatti, l’indebitamento - stando ai dati dell’assessorato alle Finanze - si è ridotto del 10% che - tradotto in soldoni - significa 13 milioni in meno da sfilarsi dalle tasche ogni anno. Una politica di contenimento del debito che va di pari passi con la spending review: non si chiedono soldi e si stringono al massimo i cordoni della borsa.
«Uno sforzo enorme per le finanze locali - ammette l’assessore Giovanni Rutili - che comincia però - ci tiene a sottolinearlo - a dare i suoi frutti».

E, a conferma della sua asserzione, porta i dati: nel 2013 per pagare i debiti Palazzo civico ha sborsato 10milioni e 400mila euro circa di cui 8 per coprire il capitale, i restanti per far fronte agli interessi.
Quest’anno la cifra scende a 7 milioni e 174mila euro: a 4,5 la quota capitale (il rimanente - è immediata la deduzione - gli interessi).

Un bel debito, ma - assicura Rutili - il nostro è un Comune virtuoso (leggi articolo sopra): «Contenimento del debito e risparmio sono fondamentali per far fronte alle riduzioni dei trasferimenti statali senza dover tagliare servizi essenziali. Questi risultati - e conclude - sono stati raggiunti con una politica che, negli ultimi anni, ha mirato a perseguire risultati sostenibili, limitando al necessario (esclusivamente alla concretizzazione del progetto Piuss) il nuovo indebitamento».

Insomma, spendere il meno possibile, evitare i debiti e - di conseguenza - ridurre al minimo gli interessi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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