Il Tirreno

I beni estimati verso il patrimonio pubblico

I beni estimati verso il patrimonio pubblico

Il contenuto del parere sulle “cave private” emerso nell’incontro in Regione di fronte all’assessore Ceccarelli e a margine della riunione in Comune

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CARRARA. Manca ancora l’ufficialità ma, come ha riferito l’assessore Vincenzo Ceccarelli in Regione ieri mattina, e come emerso ieri nell’incontro a palazzo comunale, il parere dell’Università di Roma 3 sui “Beni estimati” sancisce dopo quasi 300 anni che si tratta di proprietà pubbliche e non private.

Come detto, la conferma arriva dai consiglieri regionali Paolo Marini (FdS) e Loris Rossetti (Pd) a margine del loro intervento sul piano paesaggistico davanti alle commissioni Ambiente e Marmo del comune di Carrara.

In sostanza, a quanto riferito, il parere messo a punto dall’Università di Roma3 su richiesta dell’amministrazione regionale e del comune di Carrara in merito all’annoso caso della classificazione dei Beni Estimati sancirebbe che si tratta di beni pubblici e non privati.

Anche se il documento compilato dagli accademici non è stato ancora divulgato ufficialmente, in sostanza il parere confermerebbe che anche le cave individuate nel 1751 da un editto di Maria Teresa Cybo Malaspina, sono assimilabili a beni pubblici e non possono godere dello status di proprietà privata.

Del resto sempre ieri, qualche ora prima, anche l’assessore regionale all’Ambiente Vincenzo Ceccarelli era intervenuto sull’argomento, presentando alla commissione regionale Attività Produttive una prima bozza della riforma della legge 79/98, quella che norma le attività minerarie in Toscana e quindi anche le cave di marmo: «Si cercherà di superare, la partita dei Beni estimati che ha una storia di tre secoli» aveva dichiarato l’esponente della giunta toscana, senza però entrare nel merito del parere degli accademici.

Se e quando l’equiparazione dei Beni estimati agli agri sottoposti a concessione sancita dall’Università di Roma 3 sarà ufficializzata, allora l’amministrazione carrarese potrà incassare quella “tutela giuridica” che il sindaco Angelo Zubbani e la sua giunta hanno più volte chiesto alla Regione, per far fronte alla pioggia di contenziosi legali che probabilmente ne deriveranno.

Ricordiamo che i cosiddetti Beni Estimati, ad oggi, riguardano all’incirca un terzo dei mappali delle cave attive, sui quali il Comune non può incassare il canone di concessione in quanto equiparati a beni privati; un mancato introito di circa 3,5 milioni l’anno.

Sul tema il consigliere regionale Loris Rossetti ha tenuto ieri a fare una importante precisazione: «Una volta che la Regione si sarà espressa ufficialmente su questa materia, non è che i contenziosi o le difficoltà che ne deriveranno verranno trasferiti automaticamente dai regolamenti comunali a quelli regionali» ha dichiarato l’esponente del Pd, precisando che comunque il percorso andrà fatto insieme, Regione e Comune.

Verso concessioni decennali. In attesa dell’ufficializzazione del parere sui Beni estimati, la riforma della legge regionale sulle attività minerarie, la 78/98 sembra entrata nel vivo: l’assessore Ceccarelli ieri mattina ha spiegato infatti che il nuovo testo punta a «ridefinire il sistema pianificatorio e recepire le direttive europee in materia di ambiente e libera concorrenza», precisando che «per quanto riguarda la concessione delle attività estrattive si andrà a bandi di gara che assegneranno il diritto di sfruttamento per dieci anni» e che la Regione sta studiando «ipotesi di incentivazioni per le aziende che adotteranno criteri di filiera per la vendita di prodotti lavorati in zona di estrazione». Ma nel corso della loro audizione davanti alle commissioni consiliari, Rossetti e Marini sono anche intervenuti sul tema caldo del Piano Paesaggistico regionale: entrambi hanno parlato di «una buona legge» precisando però che la parte relativa alle cave situate all’interno del Parco delle apuane va affrontata in una norma ad hoc.

Probabile lo stralcio delle aree interluse. «Sarebbe opportuno che il tema delle aree intercluse fosse affrontato dalla 78/98» ha dichiarato Rossetti, perché «il piano paesaggistico è una legge generale che non può entrare nel merito di un tema così specifico».

«Su questo tema il consiglio è aperto al confronto, non faremo una legge in contrasto con gli interessi del territorio» ha aggiunto Paolo Marini, lasciando intendere che l’idea delle assise regionali è quella fare uno stralcio sulla questione cave, evitando così che il contenzioso su questo punto, blocchi tutto il piano, su cui il consigliere della Federazione della Sinistra ha dato una valutazione positiva.

Le istanze sollevate martedì dai nove sindaci del comprensorio apuo-versiliese riuniti alla Imm, sembrano dunque destinare a essere recepite dal consiglio regionale.

Cinzia Chiappini

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