Il Tirreno

«Aboliamo l’8 Marzo: la festa della donna ormai è ridicola»

di Alessandra Vivoli
«Aboliamo l’8 Marzo: la festa della donna ormai è ridicola»

Carrara, la presidentessa dell’associazione Diana: tradizione anacronistica, basta con i vecchi modelli - COMMENTA

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CARRARA. È presidentessa dell’associazione Diana, da sempre in prima linea per sensibilizzare e combattere la violenza sulle donne. È stata la promotrice della minigonna in chiesa, in segno di protesta contro la posizione del parroco di Lerici che, un paio d’anni fa, aveva puntato il dito sul modo di vestire delle donne, adducendolo quasi a giustificazione per gli episodi di violenza. Lei, si è presentata in Duomo, davanti a don Raffaello, in minigonna, e con un cartello sul petto: per rivendicare il suo gesto, per combattere i pregiudizi.

Nell’ultimo festival Con-vivere si deve alla sua associazione la maxi tela contro la violenza sulle donne in cui hanno posto le impronte tantissimi personaggi: dal sindaco Angelo Zubbani al regista Ermanno Olmi che era fra gli ospiti del festival. E adesso, a 32 anni, la storica dell’arte, antropologa culturale e (da poco) criminologa Alessandra Verdini, si mette in prima linea contro la festa della donna. È proprio lei a puntare il dito contro cioccolatini, mimose e serate in pizzeria al femminile: «Roba da barzelletta, le donne devono guardare avanti e non è così che tutelano i propri diritti, non rimanendo ancorate a vecchi modelli che non ci fanno certo onore».

La presidentessa di Diana parla chiaro. E non teme le critiche. «In molti mi hanno fermato in questi giorni - comincia col dire Alessandra Verdini - per chiedermi cosa avesse in programma la nostra associazione, di cui fanno parte, ci tengo a precisarlo sia uomini che donne, per la festa dell’otto marzo. Io vorrei rispondere a tutti che non faremo niente perché sono convinta che la festa della donna vada abolita. Proprio così».

Una dichiarazione forte che la Verdini rivendica con grinta. «Nonostante io sia così impegnata, e da sempre, a favore delle donne e a loro difesa - continua - credo veramente che la festa dell’8 marzo vada cancellata. Primo perché non è affatto vero che è legata all’incendio della fabbrica dove morirono le donne, ma è semplicemente una festa socialista e comunista. Con tutto rispetto per la tradizione questa battaglia per i diritti delle donne non deve avere una connotazione politica, ma essere trasversale, non è giusto relegarla in uno schema che non le appartiene».

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E aggiunge: «Il secondo motivo per cui la festa della donna va abolita è per il modo stesso in cui si festeggia - spiega la presidentessa di Diana - Da un lato con manifestazioni retoriche che vengono fatte per le addette ai lavori, con i soliti slogan, i soliti modelli e i soliti premi, che non si capisce neppure che senso abbiano. Dall’altro lato perché i cioccolatini, ma mimosa, la cena con le amiche una volta l’anno sono tutte barzellette che non ci rendono onore».

«Se le donne - continua decisa Alessandra - vogliono veramente cambiare la propria condizione sociale devono abbandonare i vecchi modelli e le vecchie ideologie che ormai sono anacronistiche: non è possibile che si continui con le mimose e tutto il resto, è una cosa che dobbiamo davvero cercare, tutte insieme, di superare». E per la presidentessa dell’associazione Diana ci sono anche dei percorsi già tracciati a tutela della donna, contro la violenza e, soprattutto, a favore di una sua crescita sia culturale che sociale.

«Con la nostra associazione stiamo lavorando moltissimo, in rete con altre che operano sul territorio - spiega la Verdini - Da poco è stato presentato un progetto di ricerca a cui collaboro, con l’Università di Pisa, per capire le possibili strategie di prevenzioni e il contesto della violenza sulle donne. Si tratta del progetto di un anno, ed è di stampo antropologico e criminologo: stiamo aspettando solo il via libera da parte dell’amministrazione».

E, tornando alla festa della donna Alessandra Verdini conclude, perentoria: «Non farò nulla, o meglio sarà una serata come le altre. Vietato però portarmi la mimosa e i cioccolatini, chi mi conosce questo lo sa fin troppo bene».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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