Il Tirreno

Movida: no a al patto, sì al regolamento

di Melania Carnevali
Movida: no a al patto, sì al regolamento

I residenti del centro contestano l’accordo volontario e pretendono un’ordinanza del sindaco che preveda sanzioni

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MASSA. Il Comune è stato chiaro: il patto per la notte è un accordo volontario. Accordo fondato sulla parola e sulla volontà di prestar fede agli impegni assunti. Tradotto: chi non si attiene alle regole non rischia nulla, non è costretto a mettere le mani al portafoglio, né ad abbassare - estrema ratio - le serrande. E un accordo così - i residenti del centro storico ne sono certi - non può sortire alcun effetto: non si nascondono dietro un dito e ammettono che la firma in calce al patto, a queste condizioni, loro non la mettono.

«Non siamo disposti a firmare un patto tra gentiluomini, vogliamo - ecco la proposta - un regolamento serio, con tanto di sanzioni che ne garantiscano il rispetto». I residenti del centro storico, dicevamo, mettono i punti sulle“i” in merito al patto per la notte che - nelle intenzioni dei proponenti - dovrebbe disciplinare la movida massese. Lo fanno lunedì sera, durante un’assemblea convocata ad hoc, per decidere, appunto, se sottoscrivere o meno l’accordo. L’amministrazione, infatti, conta sul sì, non soltanto degli operatori, ma anche di chi nel cuore della città vive. Giorno e notte. Ma la formula, così come definita, non piace ai residenti che chiedono qualcosa di più: «Nulla da ridire sui contenuti - spiega Andrea Piccinini, presidente dell’associazione residenti del centro storico - dal momento che i princìpi sono condivisibili. È il metodo che è sbagliato. Sappiamo benissimo che, senza previsioni sanzionatorie, nessuno rispetterà mai il patto. Sarebbe inutile. Bisogna far confluire quei contenuti in un’ordinanza sindacale che preveda sanzioni, da quella pecuniaria fino alla cessazione di attività per i recidivi. Ad esempio si potrebbero prevedere chiusure fino a due settimane. Come fanno in altri Comuni».

È stata un’assemblea partecipata e animata quella di lunedì sera, durante la quale ciascuno ha esposto argomenti a sostegno delle proprie tesi. Ma sul banco degli imputati tutti hanno messo il problema dei problemi, seppur contingente: i rumori. Troppe notti insonni, a detta dei residenti, tra concerti in piazza, schiamazzi, musica alta nei locali: «Noi siamo quelli che abbiamo subìto questo nuovo centro storico - commenta un residente di piazza Mercurio - con musica a tutto volume e ubriachi in giro, quindi vogliamo che l’amministrazione ci ascolti. E la richiesta è che vengano almeno rispettate le regole già esistenti. Quella musica - grida una signora dalla sala - la usano a Guantanamo per torturare i carcerati».

Le richieste dei residenti sono chiare: che il patto diventi un regolamento con più forza normativa e che le regole, quelle già esistenti, si facciano rispettare. Come? Con più controlli e su questo si apre un altro capitolo: «Vanno bene i vigilantes - incalza il presidente Piccinini - ma abbiamo bisogno anche di forze dell’ordine che verifichino il rispetto delle normative, altrimenti è tutto inutile».

«Io voglio i vigili urbani - commenta Nathalie Sacchelli - voglio sentirmi sicura e voglio dormire. L’altra notte - prosegue - un gruppo di ragazzi ha confuso la piazza con un vero e proprio campo da calcio, abbiamo chiamato le forze dell’ordine e ci hanno detto di scendere noi per dire loro di smettere. Li ho richiamati per informarli che mio marito stava uscendo con la mazza e allora sono arrivati. È inutile un patto se non ci sono controlli». Tra ala moderata e radicale dell’assemblea il minimo comun denominatore, lunedì sera, sembrava essere uno: i residenti firmeranno il patto solo se diventerà “legge”.

Intanto il regolamento, dopo essere passato nella mani della politica, con l’ultimo step in commissione statuto, arriverà presto sul tavolo provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura, poi il delicato momento delle sottoscrizioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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