Attenzione
Nuovo ospedale, la rabbia degli infermieri
Il sindacato: la nuova struttura impone più personale. E adesso basta con il demensionamento
MASSA. Nella complessa macchina sanitaria loro occupano un posto importante. Quando sei stato operato e il dolore non ti concede tregua, quando durante la notte non riesci a dormire e hai bisogno di aiuto, sono loro i tuoi referenti: gli infermieri. E lo sono non solo in ambito ospedaliero, ma anche all’interno dell’organizzazione distrettuale. Consapevoli della loro centralità, scendono in campo e chiedono all’Asl un investimento in termini di ampliamento di organico e valorizzazione del personale. Lo fa, a nome della categoria, il Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche. Lo sguardo è puntato a fine 2014 e all’apertura dell’ospedale nuovo: «I posti letto passeranno 750 a circa 350. Vi sarà una diversa presa in carico del paziente: non più - spiegano - in base alla patologia, ma all’intensità di assistenza che comporta la patologia stessa. Saranno ricoverati pazienti ad elevata, media e bassa intensità di cura, i quali avranno un elevato bisogno di assistenza mentre, per i cronici, ovvero con minore bisogno assistenziale, si è scelto la via del territorio e del domicilio. Tale quadro - il sindacato tira le conclusioni - fa pensare al ruolo centrale che gli infermieri avranno nei percorsi assistenziali».
Nel mirino una dichiarazione del direttore generale Maria Teresa De Lauretis sul potenziamento del servizio attraverso un aumento di personale pari al 5%: «I punti prelievo, gli ambulatori, i presidi distrettuali penitenziari, i Sert, le attività domicilari vanno avanti grazie alla buona volontà degli infermieri che sopperiscono alla mancanza di personale dovuta al blocco del turn-over e alla mal gestione del personale stesso. Il demansionamento è all’ordine del giorno: l’assistenza infermieristica ai degenti viene garantita con il minimo numerico di personale infermieristico(quanto prevede la legge in rapporto infermiere /paziente). Ne consegue che la qualità assistenziale personalizzata può essere ridotta o carente, malgrado la volontà del singolo operatore che, per dedicarsi ai pazienti maggiormente impegnativi, finisce per trascurare quelli che lo sono meno. Vero è che il blocco delle assunzioni impedisce la possibilità di compensare le lacune del personale».
Ma il Nursind lancia la sua proposta: «L’Asl si è impegnata a far rientrare dalla Fondazione Monasterio il personale che, per diritto, chiede di tornare in azienda. L’ accordo prevedeva una graduatoria di mobilità, a scadenza semestrale fino al raggiungimento dei 18 mesi (ultimo giorno disponibile di inoltrare la richiesta, per coloro che non lo avessero ancora fatto, sarebbe il 30/06/2014). Ad oggi, sono passati 14 mesi ma la prima (ed unica) graduatoria di mobilità non è stata ancora aggiornata con le altre due trance di domande, regolarmente inviate a giusta scadenza».
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