Proteste
Sei di Montignoso se... diventa un libro e fa beneficenza
Il gruppo Facebook cresce ancora (un abitante su dieci è iscritto) e progetta anche una mostra fotografica
MONTIGNOSO. “Sei di Montignoso se….” diventa un libro che raccoglierà tutti i post più belli, pieni di ricordi e di storia, assieme alle fotografie che rappresentano la terra di Montignoso dal bianco e nero fino ad oggi. L'idea arriva dal fondatore del gruppo Facebook Riccardo Francescani, che oggi vanta oltre 1.000 cittadini iscritti (uno su dieci montignosini). Il volumetto racchiuderà le frasi e i ricordi più caratteristici e il ricavato delle vendite sarà utilizzato a scopi benefici, proabilmente per l'acquisto di un defibrillatore, da donare all'istituto Giorgini.
C’era da aspettarselo che i montignosini, popolo fiero e affezionato, avrebbero dato al gioco del momento, ricordare attraverso una frase il perché si appartiene ad una città, un valore aggiunto. Inoltre le decine di foto storiche che i cittadini stanno pubblicando e che dovrebbero entrare a far parte di una mostra speciale. Tra i vari “sei di montignoso se…” si vedono gli americani alla Piazza, in una foto datata 9 aprile 1945; la classe 1964 della scuola elementare del Cervaiolo con la maestra Annina, colonna portante della società montignosina; l'aeroplano caduto a Cinquale tra i bagnanti; Pietro del Giudice sul “baroccio de Giouannin Sacchelli” nel 1987. Scatti speciali che raccontano uno spaccato di storia che merita memoria. Leggendo i post dei cittadini, poi, quello che si scopre è esilarante, ad esempio che Montignoso aveva la sua moneta ideale: “Per le monete – scrive un cittadino – il Comune e gli uomini di Montignoso adoperavano nella scrittura e nelle contrattazioni un sistema proprio, di monete ideali, che aveva per unità la lira di Montignoso equivalente a 0,56 lire italiane; questa lira dividevasi in 20 soldi, e il soldo in 12 denari. Era in uso anche lo scudo di Montignoso (ideale), il quale si componeva di lire di Montignoso 7 e ½ e però equivaleva a italiane lire 4,20». Vecchi detti come «el me nonno i dicea 'quando a ero fanto al comandaa i grandi mò che a son grando al comanda i fanti». E poi i ricordi di una vita che adesso non esiste più: «Sei di Montignoso se tu te recorda quande la domenica matina, alle otto e mezzo alle Capanne, a c'era la messa per i fanti : i maschi a destra , le femmine a sinistra....e suor Antonia nel mezzo a stà attenta che nisciun i mirasse in quà e là»; «Sei di Montignoso se tu ta recorda quande alle Capanne la gente ariimpia la via de fiori quande al passava le prucission. E anche li' le donne davanti, i ghiomi dereto tutti incolonnati pricisi su dò file»; «tu sen de Muntignoso se quando tera piccinina tandae a scola a pè per la via che al porta in balon e intanto tu te magnaa le more della sciepa. E po, la maestra Giunti Giuseppina a te fea anda a lavatte il muso perche tavea i baffi». C’è chi ricorda che «Il me ba e la me ma quando i sen sposati jaeene un carretto do scrane un taulin un materasso do candele e un soffritto per il foco! Mo un se sposen se un anne il latto de gagljna». E c'è chi conclude: «Un posto più bejo al mondo un c'è . In pochi chilometri a ciabbian tutto , il maro coi sò pesci , la campagna col sò granturco e i sò gobbi , e la montagna coi sò fungi e le sò castagne . I sè invidiene tutti! Troppo bejo».
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