Proteste
San Caprasio gremita per l’addio a Giromini
Tanti i messaggi su Facebook per i funerali del commerciante aullese stroncato da malore
AULLA. Ieri pomeriggio una abbazia di San Caprasio gremita ha dato l'estremo saluto a Luigi Giromini, il commerciante di 59 anni, titolare del negozio "Gino Casa", deceduto improvvisamente a seguito di un malore.
Tanta commozione nella chiesa aullese, dove non tutti sono riusciti a entrare, una commozione che ha accompagnato il feretro nella frazione villafranchese di Fornoli, dove la salma è stata tumulata nel cimitero della frazione di cui erano originari i genitori del commerciante.
Ieri è stata la giornata del dolore anche su Facebook, con tanti messaggi di cordoglio per la morte di Lugi Giromini.
Uno dei più significativi è stato postato sulla pagina del "Comitato Rinascita Aulla e Lunigiana" da parte di Rudy Calabrò, presidente del comitato.
Calabrò ha ricordato che Giromini aveva vissuto la terribile esperienza dell'alluvione del 25 ottobre 2011, pubblicando un intervento dello stesso Giromini, che uscì sul numero di ottobre 2012 del periodico del comitato, "Il ficcanaso".
Ecco l'intervento: «E' stato terribile. Quella sera ero in negozio, al piano di sotto. All’improvviso ho visto uscire molta acqua dal bagno, che ha inondato anche l’antibagno. Non avevo mai visto una cosa del genere. In un attimo si è riempito tutto. Mi sono chiesto cosa stesse succedendo. Sono uscito di corsa per raggiunge le scale, ma non potevo. L’acqua aveva sfondato anche la pesante porta tagliafuoco che abbiamo di sotto. La corrente era fortissima, non potevo né camminare né nuotare. Non era solo acqua, era fango, melma, nera e freddissima, impediva ogni movimento. La paura, poi, non mi dava tregua. Con tutte le mie forze mi sono aggrappato agli scaffali, ma non potevo muovermi. Per fortuna c’era mio figlio che mi ha soccorso, lanciandomi una pentola alla quale mi sono aggrappato tenacemente. Con forza lui mi ha tirato sulle scale, verso il piano superiore, mi ha salvato la vita. Anche lì eravamo in pericolo perché l’acqua è arrivata quasi ad un metro e mezzo di altezza, spaccando tutto. Rientrare il giorno dopo in negozio è stata dura, non c’era più nulla. Abbiamo aperto dopo un mese dall’alluvione, facendo enormi sforzi. Per fortuna quel giorno avevamo tolto le automobili, le avevamo parcheggiate nella piazza di fronte al negozio. Così siamo riusciti a salvarle, scappando contromano, sui marciapiedi verso il Comune. E in molti ci hanno seguiti, fuggendo dall’acqua che arrivava veloce. I giorni successivi sono stati duri, non ci siamo arresi e abbiamo lottato per riaprire. Non siamo ancora tranquilli e quando piove guardiamo il fiume con timore. I lavori sembrano lenti, ci piacerebbe che la nostra città fosse al sicuro e che non si ripetesse mai più un altro 25 ottobre».
Gianluca Uberti
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