Il Tirreno

Daverio contro gli ambientalisti

Daverio contro gli ambientalisti

Il critico d’arte: Apuane belle grazie alle cave. Grossi: ma distruggono i monti

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MASSA. Si terrà la settimana prossima il secondo round dei sindaci apuo-versiliesi in Regione per la discussione sul piano paesaggistico che, nella sua bozza iniziale, prevede la chiusura di tutte la cave all’interno del Parco delle Alpi Apuane. Nell’attesa, non si spegne il dibattito e Facebook diventa l’arena del confronto: i gruppi - ambientalisti o favorevoli alle cave - nascono come funghi e si scambiano commenti al vetriolo. L’ultimo “Salviamo le cave e i cavatori”, nato in opposizione a “Salviamo le Apuane”, ha raccolto 3mila adesioni in tre giorni. Intanto fuori dall’arena virtuale ci sono personaggi famosi che nel dibattito ci mettono la faccia. Come Philippe Daverio, il critico d’arte e conduttore televisivo del programma “Passepartout” su Rai3: «L’Italia è il prodotto perenne, secolare, faticato, del lavoro dell’uomo. L’ecologismo puro e ideologico è barbaro quanto l’idea della razza pura, l’ecologismo autentico è quello dell’umanità, del rapporto tra noi viventi e il mondo - queste le parole del critico - E le cime bianche dei marmi italiani sono una esaltazione della fatica umana che questo mondo lo ha migliorato, lo ha reso più bello, lo ha reso meno selvaggio, lo ha reso abitabile. Ogni volta che passo in Versilia e vedo quelle punte bianche che si sollevano nei cieli, sono fiero di essere italiano, sono fiero di passare accanto ad una cava che si chiama “Michelangelo” e dalla quale è uscito il David, sono fiero di sapere che da lì è partita la pietra nobile che viene calpestata in migliaia di metri quadrati del mondo, dove testimonia la formidabile superiorità della mia cultura peninsulare».

Immediata la replica degli ambientalisti. Alberto Grossi, autore del video denuncia sulla deturpazione ambientale nelle nostre montagne “Aut Out”, risponde a Daverio con una lunga lettera che poi pubblica anche sulla pagina facebook “No! al Traforo della Tambura”, in cui spiega al critico d’arte che in realtà dei cinque milioni di tonnellate di materiale che ogni anno vengono estratti dalle montagne solo un parte è marmo, ancora meno marmo destinato a sculture come quella di Michelangelo:«È evidente che il marmo non viene estratto per la bellezza, ma per altre finalità meno nobili e anche meno redditizie, soprattutto per il territorio - scrive Grossi - Proprio per questo ci siamo chiesti se queste modalità di escavazione giovino, se la nostra storia non faccia la fine dei nostri monti, se la nostra non sia una terra destinata alla misera fine dei Paesi del Terzo Mondo, la cui ricchezza viene deportata. E, da tempo, ci siamo posti una domanda: è civiltà ridurre i monti in farina? È progresso? Le è sfuggito il particolare che il paesaggio bucolico che lei ammira è conservato, richiama il lavoro della mano sapiente tramandato nei secoli perché quegli alberi, quelle vigne sono le stesse cui hanno lavorato generazioni diverse. Non è così per le cave che modificano il paesaggio continuamente e “a perdere” perché ciò che si toglie non torna. Sulle Alpi Apuane - continua - vivono più della metà delle specie floristiche dellastra penisola, circa tremila delle 5.595 specie note. Ciò ha la sua matrice nella posizione geografica, nella vicinanza al mare, nella presenza delle montagne, un tutto che determina la mitezza del clima della zona. Se si altera la morfologia di un luogo non ne vengono modificati solo i caratteri distintivi, ma anche quelli invisibili come l’alimentazione degli acquiferi e il clima. Sono a rischio le sorgenti, si perdono i fiori e forse anche la poesia». In campo, in difesa delle montagne scende, anche Colombo, il manichino-attivista dell’ autolavaggio sull’Aurelia (altezza ospedale vecchio) che ricorda con un cartello la manifestazione che si terrà stamani a Campocecina “Sui sentieri della distruzione”.

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