Toscana
«Dalle cave nel parco 300 milioni di euro l’anno»
Imprenditori del marmo preoccupati. Ricci (Sottoventolina): folle chiudere attività che danno ricchezza. Ideal Marmi: quale alternativa per i cavatori?
MASSA. Ambiente o lavoro? Non é facile rispondere. La proposta regionale sul piano paesaggistico del Parco delle Apuane, proposta che prevede la possibile chiusura di alcune attività di escavazione marmifera all'interno del parco, riaccende i dubbi e i contrasti che da sempre convivono tra il mondo ambientalista e quello del lavoro. Non importa se la proposta è ancora una bozza, un progetto che dovrà essere esaminato attentamente prima del voto in consiglio regionale: il fronte dell’ambiente e quello del lavoro sono già spaccati e qualsiasi punto di incontro sembra ormai svanire.
Ma che cosa dicono gli industriali del marmo? «Siamo profondamente preoccupati – spiega Francesco Ricci amministratore della Marmi Ducale, azienda che opera nella cava Sottovettolina – dopo tutti questi anni non riusciamo a capire il motivo nè l’obiettivo della proposta. Qui non si sta parlando di una o due cave, sono quasi cinquanta le attività coinvolte dalla possibile chiusura... Non capisco la prospettiva. Io ho settant’anni, lavoro nel marmo da quando ne ho quattordici, prima di me mio padre e mio nonno, con mio figlio siamo alla quarta generazione e ormai operiamo nel parco da quasi cinquant'anni. Certo, siamo soltanto in sei al lavoro in cava, qualcuno è vicino alla pensione, ma gli altri? Mi sembra che in un periodo del genere, chiudere delle attività che lavorano sia una cosa folle».
Intanto gli imprenditori di Massa che operano nel parco, intenzionati a far sentire meglio la loro voce, si sono uniti agli industriali del CosMaVe (Consorzio per lo sviluppo dell'attività marmifera della Versilia). Obiettivo: trovare un punto di accordo. Chissà, con il distretto lapideo apuo-versiliese fermo da due anni per l'atteso rinnovo delle cariche – e quindi formalmente decaduto - la questione parco potrebbe rappresentare un punto di avvio. Un percorso che, con un po' di fatica e una buona dose di coraggio, potrebbe arrivare ad una completa regolamentazione delle attività di escavazione su tutto il territorio delle Apuane.
Dopodiché rimane solo una domanda: quale alternativa esiste al marmo? «Bisogna capire – spiega Marco Ricci della Ideat Marmi – che il fatturato delle attività del parco raggiunge i 300 milioni e aldilà della guerra sui numeri degli occupati, l'indotto che il marmo produce è enorme. Non c'è solo l'escavazione, esistono tutta una serie di attività collegate come il trasporto, la manutenzione, la fornitura, la progettazione. Tutti posti di lavoro. Quando sento dire che i lavoratori hanno bisogno di solidarietà io rispondo che hanno bisogno di un lavoro. Si parla di nuove economie ma quali sono queste economie? Se le nostre montagne hanno un po' di turismo è solo grazie alle cave. Quest'anno abbiamo assunto tre persone, abbiamo un totale di dodici dipendenti nella cava delle Madielle, gente che ha mutui, che ha famiglia, il lavoro è la sola salvezza che hanno, quindi prima di chiudere le cave o avanzare proposte sulla possibile chiusura delle attività, ci devono dire dove andranno a finire queste persone. Attualmente non mi sembra che esistano progetti per rivalutare o valorizzare il parco. L'occupazione si crea dando posti di lavoro non con valutazioni o semplici idee. Noi non siamo contrari all'ambiente quando è propositivo ma in questo caso è semplicemente un'aggressione, non è possibile sedersi ad un tavolo e trovare una proposta alternativa in queste condizioni. C'è solo una cosa da capire, per ogni posto di lavoro tolto alla cava significa creare un posto di lavoro fuori dalla cava».
Alessio Profetti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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