Sicurezza
Alluvionati stanchi «dell’elemosina»
Attacco dei comitati alla Regione. Ma l’assessore Bugli replica: sono amareggiato, abbiamo fatto tutto il possibile
MASSA. Piove senza sosta e tu devi uscire di casa, fare un salto al supermercato. Sfili lo smartphone dalla borsa e dai un’occhiata. Hai scaricato l’applicazione che ti dice che fare in caso di allerta, con tanto di comunicazioni del sindaco: troppo pericoloso uscire, te ne stai al camino. La prevenzione sposa la tecnologia (vedi articolo sotto). Quando l’acqua, però, non ti concede tregua, quando riesce ad insinuarsi sotto la porta, quando trasforma il piccolo canale davanti casa in un mostro di fango, non è l’App che ti fa andare a letto tranquillo. Hai bisogno di sapere che c’è un piano, rapido, una macchina di protezione civile in grado di accendere i motori in un battibaleno. Per dirla con le parole di Stefano Lori, presidente del comitato alluvionati di Mirteto e Castagnara: «L’App Prociv rischia di essere soltanto un effetto speciale». Affermazione secca durante la conferenza di presentazione del nuovo strumento digitale, affermazione che fa eco e rafforza l’intervento di Giorgio Berti rappresentante, invece, degli alluvionati di Romagnano. Nessun dito puntato contro il Comune a cui Lori e Berti riconoscono piena collaborazione, ma contro un sistema burocratico bizantino, contro le diecimila autorizzazioni che impediscono di inaugurare i lavori in tempi brevi: «La sera dell’alluvione - Giorgio Berti torna con la mente al novembre 2012 - ci siamo sentiti abbandonati, gli angeli del fango sono stati la nostra salvezza, ma hanno agito nella totale mancanza di coordinamento. Serve un piano di protezione civile snello, servono interventi rapidi». E per esemplificare punta gli occhi sul Ricortola: «Ci sono i soldi, ma manca il progetto, non è stato fatto nulla». Assenza di interventi, quindi. Ma nella lista di ciò che non va, i comitati mettono il sistema di risarcimento danni: una critica netta alla Regione, a quella che Stefano Lori, senza remore, definisce «un’elemosina». Perché - e qui sta il motivo dell’attacco a Firenze - se ti sei ritrovato la casa sotto una coltre di fango e hai dovuto rifare tutto da zero, puoi contare su un risarcimento pari al 40% delle spese sostenute. Fai domanda al Comune allegando - conditio sine qua non - le fatture. E qui è l’inghippo secondo gli alluvionati: «Decine di famiglie hanno danni per 20mila euro (24 con Iva). La Regione te ne dà otto, ma tu prima devi mettere mano al portafoglio e presentare le fatture. Ma chi ce li ha quei soldi in piena crisi occupazionale? Così le richieste sono poche e le risorse rimangono nelle casse regionali». Perché - ecco la proposta - non accettare perizie asseverate? Un tecnico guarda casa, dice che devi fare e quanto ti costa. E mette la firma, assumendosi la piena responsabilità.
Un attacco netto a Firenze che Vittorio Bugli, assessore regionale alla presidenza, però, non incassa. È «amareggiato» e non ci sta a sentir parlare di elemosina e di soldi che “giacciono” nelle casse regionali. Non ci sta perché «la Toscana ha fatto tanto, dei 111 milioni finanziati dallo Stato, se n’è assicurata 27, 20 destinati alle imprese - ricorda - 7 alle famiglie. E a questi - puntualizza - presto dovrebbero aggiungersene altri 3». Ma nella gestione del denaro- ecco il nocciolo della questione - la Regione si è attenuta a norme statali: «L’obbligo di rendicontazione (leggi: di fare prima i lavori e poi presentare le fatture) è previsto dal Governo» che quei soldi li ha sborsati. «Certo - Bugli si mette a disposizione - se ci sono aspetti tecnico-burocratici da migliorare, siamo pronti a sederci ad un tavolo». Ma dire che Firenze si è tirata indietro “no” davvero perché non soltanto si è assicurata i finanziamenti statali, ma si è messa le mani in tasca: «Abbiamo reso disponibili 3 milioni per le famiglie danneggiate dall’alluvione e con un reddito al disotto del 36mila euro e oltre 30 milioni per opere strutturali». Poi Bugli punta gli occhi sul nostro territorio e - a sostegno delle sue tesi - si affida ai numeri: «Dal 2011 la sola Lunigiana ha affrontato 7 eventi calamitosi tra cui un terremoto, per danni complessivi di 1 miliardo e mezzo. Noi abbiamo erogato oltre 200 milioni. E - a conferma degli impegni - siamo disposti a mettere sul tavolo 50 milioni l’anno per opere di prevenzione a patto che lo Stato faccia altrettanto». Insomma- per concludere - la Regione assicura di aver giocato bene tutte le carte. Ma i cittadini continuano - e qui sta la distonia - ad avere la sensazione del disagio e dell’insicurezza. E chiedono, ancora una volta, di non dimenticarli.
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