Proteste
«Lunigiana Orientale: a rischio 150 posti»
Gli operatori delle cave dei bacini del Fivizzanese e di Equi: «Pronti ad assumere, ma ora?»
FIVIZZANO. Anche dal comprensorio della Lunigiana Orientale arriva il grido d'allarme sul piano paesaggistico e il rischio di chiusura delle cave. Gli operatori del settore fanno notare che la realtà dell'escavazione nel Fivizzanese riguarda tre cave attive nel comparto Sagro Borla, più una a Equi e un'altra nel territorio di Casola (il cosiddetto comparto Equi-Cantonaccio).
Complessivamente, si tratta di 45 lavoratori diretti, a cui occorre aggiungere la filiera a valle: con aziende di trasformazione e il settore artigianale, e autotrasportatori, si arriva tranquillamente ad almeno 150 posti di lavoro legati alle cave della Lunigiana Orientale. Non solo: il comporto del monte Sagro prevede l'assunzione di cinque persone entro luglio per l'apertura di un fronte già autorizzato.
E il futuro? Alla luce dell'attuale piano paesaggistico c'è una norma secondo la quale, le aree cosiddette intercluse come queste di cui stiamo parlando, vedrebbero la chiusura della loro attività al termine dell'autorizzazione amministrativa rilasciata dai Comuni, previo parere di Parco, Asl, conferenza dei servizi. Insomma, se il Piano paesaggistico passa così com'è, significa una cosa cola: tutti a casa nel giro di pochi anni. C'è anche chi aveva ordinato un importante macchinario, e chi adesso li ha in arrivo, e non sa come fare e finirà forse per svenderli.
Il settore intende dare battaglia, pronto alla mobilitazione con tutti i dipendenti aderendo al neocostituito coordinamento delle imprese del Parco delle Apuane, e quindi portare cinquemila persone in piazza della Signoria.
Quindi la Lunigiana Orientale vuole entrare a pieno titolo nella questione aperta del Piano paesaggistico, insieme alle imprese apuo-versiliesi. E ricorda che a Carrara sono ben sei le cave a rischio di chiusura, con l'attule normativa.
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