Il Tirreno

La figlia: quel mio strano mal di testa

La figlia: quel mio strano mal di testa

«Sono convinta che quando capì di morire, mio padre pensò intensamente a me e alla mamma»

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MASSA.

«C'era una strana inquietudine nell'aria di quel primo pomeriggio di giovedì. Sia io che mia madre non riuscivamo a concludere nulla di quanto ci eravamo prefissate di fare».

Comincia così il racconto di Silvia Pieretti, la figlia del maresciallo della Brigata aerea di Pisa morto nel 1977 nella tragedia del Monte Serra.

«Frequentavo il terzo anno presso l'istituto tecnico Toniolo per ragionieri a Massa - prosegue la donna - e dovevo prepararmi per il compito di francese dell'indomani, ma alle 15 fui assalita da un fortissimo mal di testa che mi abbandonò, all'improvviso come era venuto, verso le 15,30. Anche mamma fu colta da un'inspiegabile spossatezza. Ricordo che venne a sedersi accanto a me. Solo più tardi capii ciò che ancora credo fermamente: mio padre, nella consapevolezza dell'imminente tragedia, aveva rivolto a noi i suoi ultimi pensieri. Pensieri intensi che ci hanno tenuti legati insieme a condividere gli ultimi istanti della sua vita terrena. Il pomeriggio riprese il suo corso e fummo ignare di tutto fino a che i colleghi di mio padre non suonarono alla porta. L'iniziale, piacevole sorpresa per la visita inattesa si tramutò ben presto in apprensione e poi, nonostante nessuno avesse il coraggio di ammetterlo, capimmo ciò che con tutte noi stesse volevamo rifiutare di capire. Le domande ricevevano risposte evasive. I silenzi erano colmi di disperazione e il filo di speranza a cui ci aggrappavamo sempre più tenue. Con l'approssimarsi della mezzanotte venne infine la tremenda certezza, sussurrata in tutta la sua gravità».

«Nel viaggio di ritorno da Pisa verso Massa, chiusi nel silenzio del dolore, abbiamo avuto la consapevolezza che nulla sarebbe stato come prima - ricorda Silvia Pieretti - E fu così. Gli anni che seguirono furono i più duri della nostra vita. La ripresa della quotidianità fu drammaticamente faticosa e ancora oggi, che sono felicemente sposata da quasi ventisette anni e madre di tre figli, non riesco a non pensare a come tutto sarebbe stato se mio padre fosse vivo. Unica consolazione è la certezza che lui sarebbe orgoglioso di come abbiamo condotto le nostre vite, del percorso e dei risultati conseguiti. Sono certa di aver creato assieme a mio marito, che purtroppo non lo ha mai conosciuto, la famiglia che mio padre avrebbe voluto per me». (g.u.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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