Il Tirreno

Violenze e stalking, prime denunce alla casa delle donne

di Melania Carnevali
Violenze e stalking, prime denunce alla casa delle donne

Funziona il centro di ascolto di via del Patriota nato per aiutare e dare opportunità e soluzioni concrete

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MASSA. Hanno un vero e proprio diario di bordo le operatrici dello sportello Duna – donne unite nell'antiviolenza – dove ogni giorno appuntano chi entra e chi esce e cosa succede in quelle quattro mura aperte alle donne vittima di violenza.

Un diario dove nei primi giorni veniva sempre annotato “niente da segnalare”, poi c'è stato un crescendo di movimento e adesso il centro antiviolenza, a un mese dalla sua apertura, lavora a pieno ritmo. Sono, infatti, dodici le donne che hanno chiesto aiuto allo sportello, sei delle quali per violenza fisica, anche grave, quattro per violenza psicologica e due per stalking.

Di queste solo due sono arrivate lì dopo essersi rivolte alle forze dell'ordine. Le altre ancora non hanno avuto il coraggio, o semplicemente vogliono percorrere un'altra strada. Sono tutte donne italiane, prevalentemente massesi, ma alcune provenienti anche dai comuni limitrofi.

Hanno perlopiù tra i 40 e i 50 anni, con livello di istruzione medio-alto, generalmente disoccupate, ma, come spiegano le volontarie del centro, non esiste un identikit di donna vittima di violenza. Il problema è trasversale.

«Sono donne – spiega Ilaria Tarabella, antropologa di genere, operatrice dello sportello - che hanno in comune solo una cosa: quella di essere vittime di violenza, chi fisica, chi psicologica, chi economica. La violenza, invece, è sempre all'interno delle mura domestiche». Le operatrici hanno ricevuto le donne, una ad una, in quella accogliente stanza in via del Patriota, in un fondo del liceo classico P. Rossi, dove l'odore di candela profumata si mescola a quello di vecchi libri. Le due poltrone di vimini e la culla al centro della stanza fanno sentire come a casa. Ed è da lì, in quella seconda casa, che è iniziato il percorso di emancipazione delle dodici donne. Hanno raccontato le loro storie, molte delle quali tragiche, che sono state scritte e riposte in un cassetto chiuso a chiave. Per ogni donna inizierà ora un personale percorso di uscita dalla violenza, perché diversi sono i casi e diverse le risoluzioni. Per alcune è già stato attivato un servizio di orientamento al lavoro, altre sono state incoraggiate a rivolgersi alle forze dell'ordine – come nel caso di stalking – e altre ancora verranno ascoltate e riascoltate per capire come possano essere aiutate.

«Abbiamo notato che molte donne – spiega Ilaria Tarabella - non hanno nemmeno idea di cosa significhi iscriversi al centro per l'impiego, nonostante non siano giovanissime. Una cosa che emerge è che chi per anni è stata in isolamento, non solo fisico ma anche psicologico, non ha la minima idea di come funzioni il mondo, di come muoversi per le cose più semplici, come appunto cercare lavoro. Molte non fanno visite mediche da diverso tempo, non interagiscono con il mondo, insomma».

I servizi dello sportello sono stati attivati tutti all'infuori dei Gruppi Cam e quello di mutuo aiuto che, essendo attività di gruppo, verranno attivati quando ci sarà un numero di donne che vorranno iniziare un percorso condiviso. Il centro antiviolenza Duna dà supporto legale, psicologico, linguistico e vuole essere un luogo delle “donne per le donne” con un grande leitmotiv: l'emancipazione femminile dalla violenza di genere.

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