Finanza
«Senza marmo non c’è turismo»
Il presidente dell’Assoindustriali invita ad una diversa riflessione sul problema
MASSA. «Nelle Alpi Apuane l'economia del turismo deve essere più forte», l’affermazione non è degli ambientalisti ma di Giuseppe Baccioli, presidente dell’Associazione industriali di Massa Carrara. Un affermazione di partenza che Baccioli fa per dare un diverso approccio al problema nato con la presentazione del piano paesaggistico regionale che ha tra gli obiettivi quello di eliminare gradualmente gran parte delle cave attive nei confini del Parco delle Apuane: 48, secondo i conti più recenti, sarebbero le cave a rischio, la gran parte in Versilia ma anche a Massa e in Garfagnana.
Più turismo dice dunque Baccioli. «Obbiettivo condiviso da tutti, soprattutto da coloro che ritengono possa essere raggiunto solo con la completa scomparsa dell'attività produttiva che ha caratterizzato da millenni questo comprensorio, quella del marmo - argomenta in una nota -. L'errore, a mio avviso, risiede proprio qui: il turismo può e deve crescere, ma non su un corpo morto. Il valore aggiunto di notorietà e riconoscibilità per un più affermato sistema turistico è dato solo dalla realtà "viva" del binomio cave-marmo. Se qualcuno pensa di sviluppare il turismo al posto dell'attività estrattiva, non otterrà più turismo ma avrà semplicemente concorso a far sparire il principale aggregato economico occupazionale della zona». Continua il presidente: «Il settore lapideo del comprensorio apuo-versiliese da tempo è oggetto di critiche intrise di luoghi comuni e scarsa conoscenza. Sia a livello locale che regionale si sta predisponendo un pacchetto di interventi normativi, spesso non armonizzati tra loro, che rischiano di inferire un colpo letale al settore. L'ultimo esempio è costituito dalle conseguenze che sembrano discendere dal nuovo Piano paesaggistico regionale.
Penso che si stia affermando progressivamente una interpretazione a senso unico del concetto di sviluppo sostenibile; noi operatori del settore non dimentichiamo mai che una componente essenziale è rappresentata dalla "sostenibilità ambientale", ma vorremmo non fosse dimenticato da altri che questa si deve conciliare con la "sostenibilità economica" come capacità di generare reddito e lavoro per migliaia di persone che abitano nel nostro territorio. La varietà dei materiali lapidei offerti dal complesso delle montagne apuane, rispetto a tutti gli altri bacini marmiferi sostanzialmente "monoprodotto", costituisce uno dei nostri valori distintivi: qualsiasi azione che tenda a ridurre questa varietà di offerta qualitativa e, con questa, del saper fare umano maturato nel corso del tempo nella lavorazione dei vari marmi, mina la sostenibilità di tutto un complesso sistema economico sociale».
E rivolto agli ambientalisti: «Non è più il tempo di ironizzare sui numeri del settore che ne ricostruiscono la consistenza in termini di occupazione diretta e dell'indotto. Invece di criticare le certezze disquisendo disinvoltamente di improbabili alternative di sviluppo si dovrebbe fare tutti uno sforzo maggiore dedicando più attenzione a questo settore e sentire la responsabilità di un più attento presidio alle sue sorti».
Facendo un passo indietro e tornando alla conferenza stampa convocata a Pietrasanta dal coordinamento delle imprese del marmo inserite nel Parco delle Apuane registriamo una precisazione degli imprenditori Ilaria e Umberto Ronchieri della Ezio Ronchieri spa di Massa. «Non abbiamo parlato noi ma altri (ndr, il responsabile di Cna Ugo Da Prato) - di Far West del marmo, nè tantomeno che "su Carrara ci dovrebbero essere più controlli e restrizioni"».
Un precisazione insomma per dire che la politica della Ezio Ronchieri Spa (una delle aziende, anno di nascita 1915, che fa filiera, estrae il marmo ma anche lo lavora in segheria) così come del Coordinamento Imprese Lapidee del Parco delle Apuane, non è mai stata e non vuole essere quella di attaccare il settore di Carrara e Umberto Ronchieri ha più volte sottolineato, semplicemente, che Carrara risiede in un Distretto Industriale dove le regole sono diverse.
Ronchieri precisa anche che «durante la conferenza si è parlato del rischio della chiusura di circa 50 cave, argomento dell'incontro, tutte coinvolte nella medesima problematica del Piano Paesaggistico. Dunque non corrisponde al vero come riportato nell'articolo che "la Ezio Ronchieri spa che ora rischia di chiudere i battenti"».
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