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Gli ambientalisti

Numeri sballati sull’occupazione

Numeri sballati sull’occupazione

La guerra delle cifre: «Un giorno sono 1.500 addetti e l’altro 5.000»

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MASSA. «I pro cave sono passati in pochi giorni da 1.500 addetti a 5.000 e solo per le 45 cave nel Parco delle Alpi Apuane. Per non dire che qualcuno sta mentendo, avanziamo un'ipotesi: forse li hanno assunti durante la notte».

Continua la guerra tra pro e contro cave e cammina sul campo minato dei numeri dell'occupazione. A prendere parola è il “Coordinamento no alle cave”, nato nei giorni scorsi dall'unione di diverse associazioni ambientaliste locali, che contesta l'attendibilità delle cifre date dalle imprese del lapideo che parlano di 5000 posti a rischio con il piano paesaggistico regionale.

Quello che non torna agli ambientalisti è il criterio con il quale vengono “conteggiati” i lavoratori. Una delle società a cui, nel 2008, venne affidato il compito di calcolare i dipendenti del settore lapideo apuano, è, infatti, la società di marketing Alfamark che all'epoca contò: 800 addetti nell'escavazione, 3.000 nell'indotto diretto e 8.700 in quello indiretto per un totale 12.500 persone. Tuttavia il conteggio, come ricordano gli ambientalisti, era molto approssimativo perché si calcolava sul reddito dei lavoratori del lapideo e sulla spendibilità totale dello stesso nella nostra zona.

«Ipotesi quanto meno azzardata – contestano gli ambientalisti -Se infatti volessimo prendere per buono il ragionamento, quale impatto possono dare i 10.537 addetti al commercio o i 5.200 addetti della Sanità o i 3.313 occupati nell'Istruzione? Eppure questo dato è stato utilizzato da industriali e non come incontestabile e congelato nel tempo».

Il coordinamento no alla cave sottolinea, poi, la crisi del settore lapideo.

«Dal 2010 – commentano - in avanti si sono succeduti anni di crisi uno peggiore dell'altro, tanto che il settore del lapideo ha contato nel 2013 il triplo dei fallimenti dell'anno precedente, che era già un annus horribilis, prodotti anche dalla folle guerra al ribasso che le ditte si stanno facendo sul mercato dell'esportazione a colpi di sconti su partite al nero».  A confermare il quadro ci sarebbero, secondo il coordinamento, i dati Istat sulla disoccupazione nella provincia di Massa-Carrara, che è passato negli ultimi cinque anni dall'8 al 13 %, con un picco del 64% a Carrara per quella giovanile. «Si decidano: o sono in crisi (come dicono quando devono batter cassa per partecipare alle fiere, non pagare le tasse, ignorare i protocolli di sicurezza e contro l'inquinamento, ricorrere al Tar contro i Comuni colpevoli di chiedere un giusto prezzo per l'escavazione, criticare i prezzi della discarica di Montignoso per la marmettola, chiedere la cassa integrazione e i concordati preventivi; oppure sono in espansione (come sostengono quando devono criticare i No cave, il Piano estrattivo del Parco, il Piano paesaggistico regionale, le pianificazioni di coltivazione ».

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