Attenzione
«Penalizzato chi segue le regole»
Ronchieri, da cento anni sulle Apuane: «Il Far West è altrove». L’appello di Cna
MASSA. «La decisione della Regione Toscana è assurda. Noi puntiamo alla qualità del marmo e non alla quantità e abbiamo controlli molto più rigidi delle altre aziende, essendo appunto parco. Non si capisce perché si decida di chiudere le cave con meno impatto ambientale e si lascino indisturbate le altre, come quelle di Carrara, dove veramente c'è il Far West». A parlare è Ilaria Ronchieri, proprietaria insieme al fratello, Umberto, di “Ezio Ronchieri Spa”, una delle ditte massesi all'interno del Parco del Alpi Apuane che, con il piano paesaggistico regionale, rischia la chiusura. Quarta generazione di Ronchieri imprenditori che da cent'anni scavano le montagne apuane estraendo il marmo “Biancopipo”, che adesso rischia quindi di chiudere i battenti. Così vuole la Regione che ha deciso di tutelare l'ambiente. Quello che non va giù agli imprenditori è che a pagare – come sempre – non sia chi viola le regole.
«Ci dipingono come delinquenti, ma non siamo noi così – aggiunge – Noi rispettiamo sempre le regole e non leviamo blocchi di marmo per farci dentifrici, venderli all'estero e non dichiarare il fatturato. E' su Carrara, forse, che ci dovrebbero essere più controlli e restrizioni». Le fa eco, Ugo Da Prato, del Cna versiliese. «Nell’area del parco delle Alpi Apuane – spiega - si estrae meno del 5% del marmo dell’intero distretto lapideo. Una quota di nicchia a basso impatto ambientale che alimenta un modello di filiera di eccellenza che ha una forte ricaduta occupazionale sul territorio e coinvolge tutte le aziende artigiane. Per questo è difficile comprendere la scelta della Regione di privilegiare il bacino minerario di Carrara, in cui i blocchi vengono estratti e lavorati all’estero, piuttosto che una filiera ad alto valore aggiunto».
Da Prato poi critica il metodo portato avanti dalla Regione: »C'è da tempo un tavolo aperto con le aziende del settore al quale partecipano le amministrazioni locali, il Parco, la Provincia, la Regione, le rappresentanze sindacali e le associazioni ambientaliste e questo non è stato assolutamente coinvolto».
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