Il Tirreno

«Assediati dai camion qui non si vive più»

«Assediati dai camion qui non si vive più»

L’esasperazione degli abitanti di via Melara, una strada stretta per i tir «Passano lo stesso perché diretti a una segheria, con polveri e pericoli per noi»

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CARRARA. Un gruppo di abitanti di via Melara è esasperato per le condizioni definite invivibili della loro strada. Dopo tanti appelli inascoltati, insieme a Federconsumatori di Massa-Carrara a cui si sono rivolti per avere una maggiore assistenza, hanno scritto ripetutamente all'amministrazione comunale, fino alla raccomandata spedita il 14 gennaio scorso, con la quale l'associazione di Federconsumatori, a nome degli abitanti di via Melara, sollecitava un incontro urgente al sindaco Angelo Zubbani.

«Anche questa raccomandata - spiegano il presidente Giulio Bernacca e uno dei portavoce degli abitanti, Giuseppe Passavanti - è rimasta senza riposta. Noi vorremmo solo vivere in sicurezza, senza pericoli per le persone e per la salute». Il discorso è presto fatto: «A metà circa di quel tratto di via Melara che dalla piazza di Pontecimato va in direzione mare, c'è una segheria, e i camion iniziano a passare fin dalle sei del mattino; ma non è solo questo: la strada è stretta, fisicamente non c'è l'ampiezza adatta e sufficiente per certi bisonti». E mostrano le immagini in cui i camion passano a filo degli stipiti dei portoni delle case. C'è anche il caso emblematico di un terrazzino, che è , semidistrutto dai colpi ricevuti dai vari mezzi pesanti. Per non parlare delle cassette delle poste e dei cancelli. Qualsiasi sporgenza, anche all'interno delle proprietà viene spianata. E c'è il problema delle polveri, che riempiono qualsiasi cosa e quindi anche i polmoni delle persone; e la velocità: non c'è neppure un cartello di limite di velocità. «Vorrei sottolineare - puntualizza il presidente Bernacca - che in questa nostra iniziativa non abbiamo nulla contro chi lavora, anzi, rispettiamo chi ha lavoro e chi dà lavoro. Ma questo non può essere a discapito delle persone». «Le case sono lì da decine e decine di anni, abbiamo diritto di vivere anche noi. Chiediamo intanto un incontro con le istituzioni per esprimere dettagliatamente, con documentazione, il nostro disagio. E comunque una soluzione deve essere trovata, andare avanti così è impossibile», conclude Passavanti.

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