Sicurezza
Sorpresa: dal marmo 1, 3 milioni in più
Tonelli: ma vanno messi da parte per le spese legali del settore. Vannucci: un osservatorio per i prezzi medi del materiale
CARRARA. Sorpresa: dal marmo quest’anno è arrivato nelle casse comunali 1 milione e 300mila euro in più. Le cifre parlano chiaro: il totale generale del gettito del lapideo per il 2013 è di 19 milioni e 268mila euro rispetto ai 17 e 900mila dell’anno precedente. Con una morosità stimata dal 10 al 15%. Quindi potrebbero essere anche molti di più. Ma la cattiva notizia è che questi soldi, forse, non potranno esser investiti per risanare il bilancio comunale: «Dovranno essere messi da parte per tutelarci dalla tuttora pendente sentenza Tar del 2013», ha annunciato Tonelli.
Con la sentenza del Tar sono stati infatti annullati gli aumenti tariffari sul marmo applicati dal Comune. I ricorrenti al Tar (Assindustria e un gruppo di aziende) hanno almeno per ora bloccato gli atti amministrativi con cui erano stati fissati gli aumenti del canone di concessione dal 5 all'8%, e la nuova tariffazione sulla base della legge regionale 78-98, fissati attraverso i valori medi dell'escavato. A decidere, comunque sulla destinazione dei soldi in più arrivati dal marmo sarà comunque il consiglio comunale e resta il fatto che a disposizione c’è 1 milione e 300mila euro.
Si è parlato anche di questo nella commissione marmo convocata per fare il punto sul valore medio dei materiali estratti in cava finito al centro delle polemiche dopo la pubblicazione, da parte del consigliere di Fds Giuseppe Scattina, delle schede di valutazione merceologica. Quelle secondo cui i blocchi buoni sono, in media 4 tonnellate su 100: un po’ pochi, secondo il consigliere, per giustificare l’attività di una cava.
«Non è vero che i prezzi sono bassi, ma è vero che, per cautelarci, ci siamo comportati in modo prudente nell’attribuire il valore medio dei marmi estratti cava per cava. Se ad esempio alcuni degli operatori da noi interpellati (non i diretti interessati) hanno dichiarato che il prezzo medio di un materiale poteva essere da 110 a 120 euro noi ci siamo fermati a 100». La dichiarazione è del dirigente al settore marmo, Marco Tonelli. «Le modalità e i criteri con cui abbiamo provveduto alla determinazione delle stime sono previste dall regolamento vigente (articolo 10 bis) - ha spiegato - Per ciascuna cava quindi è stata stabilita la qualità dei marmi estratti e le caratteristiche merceologiche. Così si determina il dato di partenza: ogni cava è caratterizzata dalla presenza di alcune tipologie di marmo che abbiamo suddiviso in 17 voci, dallo statuario al venato, fino ad arrivare ai marmi scuri. È stata quindi individuata la tipologia produttiva: blocchi interi o squadrati, semisquadrati e difettati e informi». «Dopo - continua - abbiamo individuato percentualmente le tipologie presenti cava per cava. Si tratta di stime, per individuare la qualità merceologica e la tipologia produttiva gli uffici comunali si sono rifatti ai piani di coltivazione presentati dalle aziende». Tonelli ha quindi affrontato il capitolo dei valori medi attribuiti dall’amministrazione ai vari materiali: «Ci siamo rifatti ad alcune indicazioni raccolte da operatori del settore, non quelli interessati naturalmente, perché non esiste un listino prezzi dei blocchi. Ci siamo aiutati anche dal prezzo medio delle lastre, partendo da qui siamo risaliti al potenziale valore dei blocchi, e da alcuni dati elaborati dalla Camera di Commercio e dalla Imm. Dopo aver fatto tutti questi passaggi siamo arrivato al valore medio per ciascuna qualità e tipologia produttiva a cui poi è stata applicata la aliquota dell’8% - per determinare il canone di concessione - e del 5% (che nel 3013 è diventata del 5,25%) per il contributo regionale)». «La Regione - ha concluso con una nota polemica il dirigente - dice che dovrebbero essere gli operatori a fornire al comune gli elementi in loro possesso, ma laddove ci sono stati forniti erano tutti loro favore».©RIPRODUZIONE RISERVATA
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