Il Tirreno

La rabbia di Bardazzi «Addio al Baraonda, sono rimasto solo»

La rabbia di Bardazzi «Addio al Baraonda, sono rimasto solo»

MONTIGNOSO. «Ma come faccio a riaprire il Baraonda? Oggettivamente è una cosa che non è più possibile. Sto cercando di dare in affitto il locale a due giovani, ma siamo ancora in trattativa e ci...

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MONTIGNOSO. «Ma come faccio a riaprire il Baraonda? Oggettivamente è una cosa che non è più possibile. Sto cercando di dare in affitto il locale a due giovani, ma siamo ancora in trattativa e ci vorrà un po’ di tempo. Nel frattempo sono senza reddito e questo ormai da due mesi. Senza che nessuno mi abbia dato una mano, senza che nessuno mi abbia fatto coraggio. Ma lo sapete quante telefonate ho ricevuto dal Comune di Massa? Zero». L’esasperazione di Michele Bardazzi, titolare del discopub di Cinquale è evidente. È un uomo distrutto. Perché ha provato in tutti i modi a rilanciare il suo locale, a un certo punto si era fatto anche da parte credendo di essere lui il problema. Ma nulla è cambiato. Anzi le cose sono peggiorate.

Alza bandiera bianca, quindi?

«Per forza. Mi piange il cuore, ma proseguire sarebbe stupido. Prima l’accoltellamento, poi l’incendio e infine anche il furto dei cavi di rame dell’impianto di videosorveglianza. Mi hanno fatto danni per almeno diecimila euro, se li spendo poi non ne ho più per mangiare. Quindi mi arrendo, vedo se è possibile dare il Baraonda in gestione, altrimenti chiudo tutto e chi si è visto si è visto».

Non è per farle i conti in tasca, ma come si mantiene adesso?

«Non ho un lavoro... mi mantengo male direi. Ogni tanto gli amici mi chiamano per farsi dare una mano, mi pagano e quindi riesco ad affrontare le spese. Però ho tanta rabbia in corpo. Non si può investire il denaro per creare un’attività e vedere vanificato tutto per colpa di chi dovrebbe garantire la sicurezza».

Si sente preso in giro?

«No, mi sento minacciato. Queste persone le conoscono tutti. Eppure non è stato fatto nulla per allontanarle dal Baraonda. Io alle forze dell’ordine ho chiesto di intervenire un sacco di volte, ma non è mai stato risolto il problema alla radice. E infatti si ripresentava tutte le settimane. Ci ho provato a portare il divertimento al Cinquale, adesso quando mi avvicino a quello che fino a dicembre era il mio mondo provo disgusto. Sono davvero amareggiato, soprattutto con le istituzioni. Invece di starmi vicino mi hanno abbandonato, come se la causa di quello che sta capitando a Massa sono io».

Davvero non riaprirà più il Baraonda?

«Proprio no. Dopo i due ragazzi finiti all’ospedale avevo chiuso per rispetto, volevo riaprire per la Befana ma mi hanno fatto la bella sorpresa di incendiare tutto. Ci sono danni per quasi diecimila euro. Non posso continuare così. A 52 anni mi ritrovo senza un lavoro e due figli da mantenere. A chi devo dire grazie?».

Perché si arrende?

«Perché è gente cattiva e io non ho più voglia di lottare da solo. Qui appena faccio qualcosa mi criticano e chi mi critica invece non prova nemmeno a interrompere la spirale di violenza. Ho visto troppo sangue e dico basta, anche se non so cosa farò in futuro».

Se non è sua la colpa, di chi è?

«Massa è diventata una città violenta, non sono io a dirlo ma siete voi delle cronache locali che riportate quello che sta accadendo: stiamo parlando di omicidi, può essere tutta colpa del Baraonda e di Michele Bardazzi?». L’imprenditore non aspetta neppure la risposta e interrompe la telefonata.

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