Il Tirreno

Dossier ambiente «Sorgenti a rischio per colpa delle cave»

Dossier ambiente «Sorgenti a rischio per colpa delle cave»

Partendo dai report di Arpat ecco un nuovo attacco degli ambientalisti al sistema dell’escavazione del marmo

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MASSA. Quattordici pagine che contengono il “succo” del difficile rapporto fra cave e ambiente, sviscerato con dati, analisi e, soprattutto, foto. Perché si può far finta di non sentire, ma è più difficile non vedere. È il nuovo dossier di “No al Traforo”, il gruppo nato in seguito all’ipotesi di costruire un tunnel che collegasse la costa apuana con l’Alta Garfagnana, ma che poi si è caratterizzato per una più completa difesa delle Alpi Apuane. E adesso il “nemico pubblico” delle nostre montagne, secondo gli ambientalisti, sono proprio le cave.

Questo non solo perché si continua a scavare in un geoparco Unesco, sotto e sopra i 1200 metri, dentro e fuori dalle gallerie e in prossimità di cavità carsiche e abissi tra i più profondi d’Italia, ma anche – ed è questo il punto sollevato dal dossier – perché l’attività estrattiva non è più sostenibile per l’ambiente. E l’ambiente non è solo romanticismo, l’ambiente è salute pubblica. Il gruppo “No al traforo” in quelle quattordici pagine affronta prevalentemente il problema dell’inquinamento da marmettola e da rifiuti, partendo proprio dal report tecnico di Arpat, presentato in un convegno a Campiglia marittima il 7 dicembre scorso, e aggiungendoci dati empirici.

Si parla quindi dell’effetto devastante della marmettola che filtra attraverso le fessure o scivola dai piazzali di lavorazione contaminando le sorgenti. La marmettola infatti, come scrive Arpat, “benché non sia pericolosa per l’organismo umano, distrugge i microambienti”, vale a dire che mette a rischio l’esistenza stessa dei corsi d’acqua e con loro quella di alcune specie animali, come il tritone. Ma si parla anche dell’inquinamento chimico a causa dell’alterazione dei parametri delle acque causate dal fatto che la polvere di marmo si porta dietro anche oli e idrocarburi provenienti da aree mal gestite.

Il dossier cita alcuni casi, come quello della fonte di Forcella di Porta, sotto la Coda del Monte Cavallo. «Citata in numerose pubblicazioni alpinistiche – si legge nel dossier - oggi rimane solo un piccolo anfratto, secco, inutilizzabile. A pochi passi i siti di escavazione del passo della Focolaccia che utilizzano enormi quantità d’acqua». Si parla anche del Cartaro, la sorgente che alimenta l’acquedotto della città di Massa e viene citata una pubblicazione dell’associazione speleologica italiana del 2006 che scriveva: «La finissima polvere da taglio – riporta il dossier – viene dilavata dalle aree di cava e immessa nell’acquifero attraverso le fessure carsiche. Le concentrazioni di sedimenti sospesi registrate alla sorgente Cartaro Grande sono tra le più alte mai osservate in sorgenti carsiche e sono paragonabili a quelle dei fiumi». Al problema della marmettola si aggiunge poi quello dei rifiuti che sono di due tipi: quelli di cava e quelli urbani abbandonati nelle cave dismesse. In questo caso bastano le foto eloquenti del dossier per capire che il problema è reale. Foto, dati e analisi che testimoniano un reale problema ambientale non più giustificabile. Se, infatti, fino a qualche anno fa, conveniva quasi girarsi dall’altra parte visto il risvolto occupazionale delle attività estrattive sul territorio, adesso, sembrano non esserci più scuse.

Il dossier riporta il rapporto annuale della Camera di Commercio del 2012. «Oggi – si legge nell’estratto - è possibile stimare che gli addetti diretti del lapideo, quelli che sono percepiti, sono circa il 5-6% dell’occupazione totale della provincia. Si è alterato quel particolare rapporto costi- benefici per il territorio, che rende più o meno accettabili per il resto della popolazione i disagi oggettivi che la presenza di un’attività a così alto impatto ambientale inevitabilmente comporta».

Tra le denunce del dossier c’è anche quella di una cecità politica e di una latitanza di quasi tutti gli enti preposti, sia sul lato dei controlli che su quello della prevenzione che, secondo gli autori del dossier, «sarebbe l’unica azione, più di quella ex-post, che può evitare che si verifichino situazioni che scivolano verso la totale impossibilità di essere gestite». Il gruppo non trae volutamente alcuna conclusione ma lancia un sasso, senza nascondere la mano, che qualcuno dovrebbe cogliere.

Melania Carnevali

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