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Tendola: «Sono un impiegato» Iodice pronto ad attaccare

Tendola: «Sono un impiegato» Iodice pronto ad attaccare

MASSA. È stato il giorno della difesa di Stefano Tendola. L’ex funzionario coinvolto nel processo sull’appaltopoli in carcere. Il suo avvocato Scipione Del Vecchio, nonostante i postumi di un’influenz...

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MASSA. È stato il giorno della difesa di Stefano Tendola. L’ex funzionario coinvolto nel processo sull’appaltopoli in carcere. Il suo avvocato Scipione Del Vecchio, nonostante i postumi di un’influenza che lo ha costretto a chiedere una pausa, ha parlato per più di due ore. Un’arringa accorata dove il legale ha dimostrato come il suo assistito non avesse il potere di indire una gara e soprattutto non avesse il potere di agevolare una ditta (quella di Prospero Santacroce, l’imprenditore già condannato in secondo grado per gli stessi capi di imputazione contestati in questo processo) piuttosto che un’altra. Del Vecchio al collegio (Sgambati presidente, Aracri e Garofalo) ha detto che Tendola non può aver evitato, col raggiro, una penale di cento euro al giorno (per i ritardi di consegna) visto che dal capitolato gli aveva tolto venticinquemila euro per far risparmiare l’amministrazione.

Ma è stato lo stesso Tendola, dopo che il legale ne ha chiesto l’assoluzione, a prendere la parola per difendere il suo onore: «Sono sempre stato un semplice impiegato statale, un esecutore di ordini. Non ho mai assegnato un lavoro a chicchesia, non conosco nessuna ditta che ha partecipato a quella gara che mi contestate. Eppoi vorrei sottolineare che la somma urgenza non è affatto una gara di appalto, ma è una trattativa privata. I lavori a Santacroce erano affidati per una mera questione economica, lui era già in carcere per altri cantieri e quindi poteva praticare ribassi più importanti rispetto ai concorrenti. Abbiamo risparmiato un sacco di soldi eppure mi trovo qui in tribunale a difendere il mio onore. Chiedete a tutti quelli che hanno lavorato con me chi sono, mai un problema. Ho collaborato con la Finanza, i carabinieri. Sempre rispettando la legge». Poi la consegna al collegio di una memoria dove rigetta una per una le contestazioni del pm.

L’udienza si è conclusa con la lettura di una serie di intercettazioni ambientali da parte del giudice Garofalo. L’ispettore di polizia Vietina lo ha aiutato a dare un nome agli interlocutori non segnati nella trascrizione dei brogliacci della mobile. Il 10 marzo si torna in aula, con la difesa Iodice a contrattaccare. L’ex direttore ha già detto che vuole parlare per rispondere al fango che gli hanno gettato addosso in questi anni. Poi toccherà all’avvocato Riccardo Balatri.

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