Finanza
Carcere, l’ala B è pronta ma resta chiusa
La difesa: il provveditorato ha collaudato la palazzina al centro dell’inchiesta nel 2012. Intanto i detenuti sono stipati
MASSA. L’ala B del carcere di Massa, quella che avrebbe dovuto risolvere i problemi di sovraffollamento della casa circondariale di via Pellegrini, ha superato il collaudo il 24 luglio del 2012. È scritto in un documento ufficiale comparso ieri in aula durante il processo sull’appaltopoli che vede imputati l’ex direttore Salvatore Iodice, l’ex contabile del penitenziario Salvatore Cantone e l’ex funzionario Stefano Tendola. Un’area che potrebbe ospitare più di un centinaio di detenuti e che nonostante sia funzionale (come attesta il documento protocollato del provveditorato interregionale delle opere pubbliche di Toscana e Umbria) resta off limits. Lo ha prodotto la difesa Iodice - l’avvocato Riccardo Balatri - rispondendo in questo modo a quanto aveva detto il sostituto procuratore Rossella Soffio durante la requisitoria, criticando la condotta del direttore che per fare i suoi interessi aveva costretto i carcerati a una detenzione decisamente inumana.
C’è tutta la storia dell’ala B nella relazione del provveditorato: la consegna dei lavori avveniva il giorno 04 luglio 2006 con riserva riguardante principalmente il rinvenimento di manufatti non previsti all’interno dell’area di sedime dello scavo (vecchia centrale termica obsoleta) per l’esecuzione delle fondazioni, nonchè la mancanza di altri (idoneo impianto fognario atto a ricevere le acque reflue) non trascritta nel registro di contabilità e non confermata nello stato finale. Il tempo del cantiere viene fissato in 480 giorni, praticamente un anno e mezzo. E precisamente il time out è il 27 ottobre del 2007. La spesa di poco superiore ai tre milioni. La ditta che si aggiudica l’appalto è la Ibeco costruzioni spa di Roma.
Ma poi arrivano le varianti e soprattutto scoppia il caso appaltopoli e quindi nel 2008 la Ibeco viene costretta ad accettare l’esecuzione dei maggiori lavori senza costi aggiuntivi per l’ente pubblico. Ma la realizzazione dell’opera è un vero calvario, con più di seicento giorni di sospensione divisi in tre episodi caratterizzati da problemi relativi alla sicurezza del cantiere per carenza di personale. In più il provveditorato continua a chiedere continue migliorie al progetto iniziale e la ditta si impunta, anche perché sa che più di quanto stabilito in partenza non incasserà. Nonostante questo cammino ad ostacoli il 24 novembre del 2009 il cantiere è finito.
Tre visite del collegio poi hanno certificato la validità del lavoro eseguito dall’Ibeco, che in pratica ha buttato giù la vecchia palazzina, ricostruendola ex novo ampliata. Non tutto è stato realizzato a regola d’arte: fanno eccezione, per guanto riguarda la tenuta contro l’umidità, le finiture degli infissi in acciaio al di sotto dei quali risultano tracce di infiltrazioni. Che sono stati poi risolti in secondo tempo. arrivando così al 24 luglio del 2012, quando la commissione dice che il collaudo è stato superato e che quindi l’ala b può essere utilizzata. Ma finora non è stato così. Perché? Anche il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, in visita al carcere di via Pellegrini, nel settembre scorso, aveva detto che l’ala doveva essere aperta per dare respiro alle 263 persone detenute in uno spazio che si e no ne poteva ospitare poco più della metà. Insomma, dopo essere stato accusato di trattare male i detenuti adesso è Iodice a contrattaccare e a dire che quell’area - nonostante sia stata ristrutturata a regola d’arte - rimane inaccessibile. Per quale motivo si sono persi tutti questi mesi?
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