Sicurezza
L’odissea di un giovane per una vita normale
CARRARA. Otto anni di calvario, tra un ospedale e l’altro, poi l’amara scoperta: per sperare di tornare a una vita normale ed evitare la dialisi, serve subito un intervento chirurgico ma la sola...
CARRARA. Otto anni di calvario, tra un ospedale e l’altro, poi l’amara scoperta: per sperare di tornare a una vita normale ed evitare la dialisi, serve subito un intervento chirurgico ma la sola struttura pubblica in grado di effettuarlo, a Verona, ha liste di attesa lunghissime e l’unica alternativa è sborsare 5 mila euro a una clinica privata di Arezzo.
Protagonista di questa amara vicenda, un ragazzo carrarese di 28 anni: «Voglio dare un futuro normale a mio figlio» dice la madre, disoccupata, che lancia un appello all’amministrazione e alla città per raccogliere il denaro necessario all’intervento.
«Senza soldi ormai non si fa più nulla, non si può ottenere giustizia e nemmeno curarsi»: sono parole amare e durissime quelle che aprono il racconto della madre di un giovane carrarese di 28 anni, da otto anni al centro di un vero e proprio calvario sanitario. Tutto è iniziato nel 2006, quando durante un ricovero presso l’ospedale di Carrara, al ragazzo è stato applicato un catetere: una procedura semplice e di routine che però, secondo i famigliari del giovane, avrebbe provocato un grave trauma all’uretra e un’infinita serie di problemi di salute. La famiglia sta pensando di avviare un’azione legale ma intanto, la priorità è quella di curare il giovane.
Dopo quel ricovero, infatti, il ragazzo ha iniziato ad avere problemi al momento di urinare: «I medici parlavano di un’infezione e praticamente per tre anni di fila mio figlio è stato sotto terapia antibiotica» racconta la mamma.
Col trascorrere del tempo la situazione del giovane si fa sempre più complicata e così, insieme alla famiglia, decide di rivolgersi a un’altra struttura ospedaliera: qui il ragazzo viene sottoposto a un delicato intervento alla stenosi che però non dà i risultati sperati.
«Rientrato a casa le cose sono progressivamente peggiorate e mio figlio ha iniziato ad accusare dolori all’addome» racconta la madre, che sottolinea le gravi ripercussioni psicologiche di questa situazione. «Ha passato gli ultimi 5 anni negli ospedali, è stato sottoposto a terapie molto invasive … per lui è stato praticamente impossibile avere un rapporto sereno con l’altro sesso», spiega la signora aggiungendo che il giovane ha iniziato un percorso di analisi da uno psicoterapeuta. Le condizioni del giovane, intanto, sono ulteriormente peggiorate: i problemi all’uretra rischiano di provocare un’infezione che potrebbe estendersi progressivamente ad altri organi. «E’ pieno di liquidi e tossine, pesa 130 chili…il prossimo passo sarà la dialisi» spiega con gli occhi lucidi la madre, anche afflitta da problemi di salute. Per evitare la dialisi, le hanno spiegato i medici, l’unica opzione è quella di effettuare d'urgenza un delicato intervento per liberare l’uretra, che però viene effettuato solo da poche strutture.
«C’è un ospedale pubblico, a Verona, dove però hanno liste di attesa lunghissime…l’alternativa è quella di rivolgerci a una clinica privata di Arezzo, spendendo 5 mila euro che non abbiamo» racconta amareggiata la mamma, disoccupata, che vive sola col figlio, anche lui senza un posto di lavoro. «Chiedo all’amministrazione e al sindaco di Carrara di fare qualcosa per mio figlio» dice disperata la madre, annunciando che insieme agli amici del giovane, partirà una raccolta di aiuti, battezzata “Operazione Arezzo”, che passerà anche dalle pagine di Facebook.
Cinzia Chiappini
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