Il Tirreno

Sale su traliccio: folgorato

Sale su traliccio: folgorato

Muore romeno di 40 anni. Voleva rubare rame con un connazionale, denunciato

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CARRARA. «Venite! C’è un mio amico che è caduto, venite con l’ambulanza!». Frasi disperate, in un italiano incerto, arrivate nel cuore della notte al centralino della polizia. Ma la tragedia si era già compiuta: l’amico caduto era ormai morto. Morto a 40 anni, folgorato e poi precipitato dalla cima di un traliccio dell’energia elettrica sul quale si era arrampicato, pare per asportare rame. La vittima è un romeno, da un paio di settimane in Italia, senza fissa dimora. Nessun precedente con la giustizia da quanto risulta alla polizia.

«Una storia di povertà e di tristezza»: così l’ha definita la dottoressa Rossella Soffio, titolare dell'inchiesta, la quale ha disposto che non siano fatti riscontri sul corpo della vittima: «Non c'è nulla da accertare, la responsabilità è talmente evidente, darò il nulla osta per la sepoltura».

La dinamica di quanto accaduto, come ricostruita dalla polizia, racconta una storia di immigrazione e di vita sul filo sottile che divide la legalità dall’illegalità.

Attorno alle 3 dell’altra notte, il quarantenne (di cui non sono state rese note le generalità), assieme a un connazionale di 36 anni, si introduce nell’area dell’azienda marmifera Igf, in via provinciale Carrara-Avenza. La polizia troverà poi una cesoia. In una zona marginale rispetto a dove si svolge l’attività dell’impresa, c’è un traliccio dei cavi Enel. Nei cavi scorre la linea di intensità media da 15mila volt. Una parte della linea – come spiegano dall’Enel – è da tempo disattivata, e una parte invece è funzionante.

Piove. Il quarantenne si arrampica sul traliccio, armeggia, forse pensa di non correre rischi, ma un contatto del corpo con la linea attiva gli è fatale. Dieci metri più sotto, l’amico assiste all’improvviso dramma, lo vede precipitare. Lo soccorre, spera che non sia nulla di irreparabile. Spera che l’amico sia ancora vivo. Così, – sono circa le 3,15 – chiama al telefono il numero di emergenza della polizia e chiede aiuto. Non fugge lasciando lì l’amico, non pensa che quell’intrusione notturna potrebbe metterli entrambi nei guai. Cerca di spiegare agli agenti il luogo dove si trova, poi si mette sulla strada ad aspettarli. In pochi minuti sono sul posto la volante del commissariato e l’ambulanza del 118, ma per il quarantenne non c’è più nulla da fare. Dopo il nulla osta del magistrato, il corpo viene trasferito all’obitorio dell’ospedale.

Il rumeno di 36 anni, che ha suo carico qualche precedente di polizia, viene portato in commissariato: nei suoi confronti scatterà una denuncia a piede libero per tentato furto. Per gli inquirenti non ci sono dubbi, sulla base di tutti gli elementi raccolti: i due volevano impossessarsi di rame usato, ma invece di un furto c’è stata una vittima.

Il magistrato dottoressa Soffio ha ritenuto di non predisporre l’esame autoptico sulla salma, che, ultimate le formalità, verrà restituita ai familiari. La polizia ha provveduto, tramite il consolato, ad avviare le procedure per avvisare in Romania la famiglia. Il medico legale dottor Maurizio Ratti compilerà una scheda e il certificato necroscopico: documenti necessari per i funerali. Non essendo stata disposta l’autopsia si atterrà agli elementi raccolti dalla polizia, relativamente al decesso.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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