Il dolore
«Via subito l’amianto dall’ex Cjmeco»
Il commissario di Aulla prescrive al Demanio un piano di intervento per la sicurezza: si asporti anche uno strato di terreno
AULLA. Ma che sta succedendo a Pallerone? Nelle ultime settimane, infatti, la popolosa frazione aullese è sotto i riflettori e tutto si concentra, tra l'altro, in una "zona rossa" alle porte della frazione. A metà dicembre 2013, un incendio si sviluppò all'interno della ex Cjmeco; poi una decina di giorni fa è esploso l'affaire “Pallerone 2000”, società a responsabilità limitata che aveva come missione quella di preparare, letteralmente, il terreno alla reindustrializzazione dell’ex polverificio, con la Regione Toscana che ha chiesto la restituzione di un ingente finanziamento che ammonterebbe a circa due milioni di euro.
E infine, è di due giorni fa la notizia che la Med Link s.r.l., società tedesco-australiana legata al gruppo multinazionale Gma Garnet, che portava avanti una attività di asciugatura e vagliatura di sabbie da taglio nell'area dell'ex polverificio, è stata posta sotto sequestro dal Corpo Forestale dello Stato e dall'Arpat di Firenze, poiché, secondo le indagini, avrebbe rivenduto uno scarto di lavorazione, un polverino, invece di smaltirlo in qualità di rifiuto. Oggi, si torna a parlare della ex Cjmeco, poiché il commissario prefettizio del Comune di Aulla, Franca Rosa, ha integrato con una serie di disposizioni l'ordinanza da lei stessa emessa il 30 gennaio scorso. L'ordinanza, la numero 12, impone all'Agenzia del Demanio, che è l'ente proprietario dell'area sulla quale sorge la ex Cjmeco, «l'immediata rimozione del cumulo di amianto in fibre libere (fioccoso) e degli altri materiali in amianto (trecce) che sono attualmente all'aperto senza alcuna protezione». Inoltre, il commissario prefettizio ha ordinato all'Agenzia del Demanio «di provvedere alla redazione di un piano per la raccolta, lo stoccaggio e lo smaltimento delle lastre in cemento amianto (e frammenti delle stesse) evidentemente crollate dalle strutture e dalle coperture dei capannoni». Il tutto tenendo conto delle indicazioni contenute in una nota dell'Arpat di Massa Carrara del 6 febbraio scorso, indicazioni che hanno lo scopo «di contenere quanto più possibile - scrive Franca Rosa - i rischi sanitari e ambientali connessi alla possibile dispersione delle fibre di amianto. Infatti, sulla base delle indicazioni fornite dal settore specialistico radioattività e amianto, l'Arpat di Massa Carrara ha ritenuto che il piano di smaltimento dei rifiuti contenenti amianto, richiesto all'Agenzia del Demanio dall'Amministrazione comunale aullese, debba tenere conto di una serie di misure di prevenzione necessarie ed adeguate».
Eccole, in sintesi: predispozione di un cronoprogramma; valutazione dell'opportunità di bagnare, anche con appositi prodotti fissativi, i rifiuti contenenti amianto friabili, facendo attenzione alla produzione di acque di dilavamento; rimozione immediata degli accumuli rilevabili a vista di amianto friabile e frantumato, con asportazione del primo tratto superficiale del suolo e dei cumuli di rifiuti sottostanti; rimozione delle coperture ancora in essere, pericolanti e non; esecuzione di un monitoraggio ambientale delle fibre di amianto aerodisperse prima, durante e dopo la rimozione dei rifiuti contenenti amianto. Ricordiamo che l'Agenzia del Demanio si sarebbe già detta disponibile a mettere in sicurezza l'area: una notizia che viene accolta positivamente da chi vive nella zona di Pallerone, accompagnata da un'altra che invece crea una certa preoccupazione: cioè il fatto che, come accennato, sarà attivato un monitoraggio per verificare la eventuale aereodispersione nelle aree esterne al complesso della ex Cjmeco di materiali che possano costituire elementi di attenzione da un punto di vista sanitario
Gianluca Uberti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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