Finanza
Cave da chiudere, sindaci in fermento
Convocata per il 4 marzo l’assemblea delle Comunità del parco Apuane: «Abbiamo invitato anche l’assessore regionale»
MASSA. «Il tema è delicato. Stiamo parlando di tutela ambientale e occupazione, due questioni fondamentali per il nostro territorio, come per gli altri. Bisogna quindi evitare ideologismi e aprire un procedimento di confronto sulla tematica».
A parlare è il vicesindaco e assessore all'ambiente, Uilian Berti, che si dice tranquillo sugli effetti che il nuovo piano paesaggistico della Regione avrà sul territorio, se approvato dal consiglio regionale, ma anche convinto di una cosa: che la discussione non debba essere affrontata a compartimenti stagni ma a un tavolo condiviso. Il piano paesaggistico, d'altronde, parla chiaro: tutte le cave all'interno del Parco delle Alpi Apuane devono chiudere. Che tradotto, per le amministrazioni locali, significa: convertire quell'economia in altre forme sostenibili o, per lo meno, trovare il modo di non lasciare a casa gli addetti ai lavori.
«Stiamo parlando di chiudere tutte le cave ed è una scelta forte – chiarisce il vicesindaco – per questo mi auguro che gli enti locali e Regione inizino una discussione comune che porti alla soluzione migliore, per ambiente e territorio».
Più allarmati sembrano essere, invece, i sindaci della Lucchesia, Versilia in testa, quelli in sostanza in cui è concentrata la fetta più grande delle cave in area Parco e che, quindi, rischiano la chiusura. Delle circa 65 cave attive, infatti, più di quaranta si trovano nei comuni lucchesi, solo 21 nel comune di Stazzema, paese tutto incluso nei confini del Parco.
Motivo per cui il sindaco, Michele Silicani, ha deciso di convocare per il 4 marzo un'assemblea delle Comunità di Parco – di cui fanno parte i sindaci dei comuni inseriti nel Parco - invitando anche l'assessore regionale all'urbanistica, Anna Marson (che ieri sera ha fatto sapere di non poter intervenire in quella data ma di essere disponibile al confronto) , e gli imprenditori interessati. Unico punto all'ordine del giorno:discutere dei vincoli che il nuovo piano paesaggistico pone alle attività estrattive e spiegare alla Regione perché alcuni sindaci non sono d'accordo. A preoccupare i vari primi cittadini sono, forse, i numeri relativi all'occupazione lanciati nei giorni scorsi dal presidente del Parco. Putamorsi parlava, infatti, di 1500 persone che rimarrebbero senza lavoro, considerando tutta la filiera -dall'estrazione al trasporto per finire alla lavorazione- e di circa 500 invece relativi solo all'attività estrattiva.
Numeri che fanno preoccupare anche i socialisti autonomi massesi che in una lettera indirizzata al governatore Enrico Rossi scrivono che «il marmo della zona apuo-versiliese è un materiale prezioso ed esclusivo che viene esportato in tutto il mondo. Si rende conto di quanti lavoratori fanno parte dell'indotto del settore lapideo?».
I numeri tuttavia non convincono gli ambientalisti che già nei giorni scorsi avevano espresso dubbi sulla loro attendibilità.
Gli addetti all'attività estrattiva in tutto il comprensorio cave - parco e non - delle province di Massa-Carrara e Lucca sono, infatti, 1340 per un totale di 157 cave attive - dati 2013 dell'Istituto di studi e ricerche della Camera di commercio - di cui 721 solo nel comune di Carrara, per un totale di 76 cave, che sono quasi interamente fuori dall'area parco. Questo significa che i restanti 619 addetti sono divisi in tutte le altre 81 cave.
All'interno del parco ce ne sono circa 60, di cui solo l'80% rischia la chiusura con i vincoli del piano paesaggistico. Sicuramente i lavoratori non sono pochi ma, secondo molti, parlare di allarme occupazionale è esagerato.
«Quando viene portato a termine un piano di coltivazione – chiarisce Nicola Cavazzuti, consigliere comunale di Prc, presidente della commissione ambiente – è previsto il ripristino ambientale che è a carico della dita e dei cavatori che ci lavorano. Quindi di lavoro ne avrebbero ancora per un bel po'. Ovviamente mi auspico che una volta approvato il piano paesaggistico seguano decisione operative per renderlo veramente uno strumento strategico del territorio che tenga conto anche delle risorse giuridiche ed economiche necessarie».
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