Gioco
In ufficio col fucile, l’azienda lo licenzia
L’operaio di Gaia era entrato a prendere le chiavi. Un’impiegata si è spaventata e ha chiamato il 113. Ma era un disguido
MASSA. A raccontare come è stato licenziato Angelo (il nome è di fantasia) c’è da non crederci. Eppure è andata così, perché la stessa sua versione la danno i due colleghi che sono stati coinvolti nella vicenda, i sindacati e soprattutto la polizia. La storia è questa: l’uomo una sera di fine novembre va a ritirare la carabina che usa per la caccia al cinghiale in armeria. L’ha fatta riparare. Sta per tornare a casa e si accorge che non ha le chiavi perché le ha dimenticate al lavoro. Si dirige negli uffici di Gaia quasi all’orario di chiusura. Siccome è in scooter per sicurezza si porta dietro il fucile, nella sua custodia. Incontra due persone che lavorano con lui e si mette a chiacchierare, loro gli chiedono di vedere la carabina e li accontenta. Anche perché è senza caricatore. Non c’è pericolo.
Mentre i tre ammirano l’arma, una collega vede la scena e si spaventa. Siccome un paio di mesi prima ha avuto un alterco con Angelo - costato un richiamo verbale dell’azienda a lui - teme che possa fare qualcosa di insensato. Non dice nulla, ma esce dall’ufficio e chiama la polizia. Prima le volanti e poi la squadra mobile arrivano sul posto, ma l’uomo è già tornato a casa. Ignaro di tutto. Si fanno dare il nominativo dal caposquadra e vanno nella sua abitazione poco prima di mezzanotte. Lì sequestrano la carabina, altri due fucili e le munizioni. Tutto regolarmente detenuto perché Angelo ha la licenza di caccia. La vicenda arriva ai piani alti di Gaia e il giorno dopo l’uomo si becca la sospensione cautelare. Non può andare a lavoro perché c’è da fare un’indagine interna, che si conclude con il licenziamento dell’operaio e un richiamo verbale ai colleghi che si sono intrattenuti con lui, uno di questi impegnato in politica. È il 19 dicembre. «Non ho detto niente in casa - dice l’uomo al Tirreno - perché volevo che mia moglie e mio figlio (di 28 anni) passassero un Natale sereno». Il sindacato, l’Ugl, si mette al suo fianco con il responsabile Maurizio Borzani e parte il ricorso al giudice del lavoro, come prevede la legge Fornero. L’udienza è stata fissata per il 26 marzo. «Il mio licenziamento è stata un’ingiustizia bella e buona - continua Angelo -, non mi hanno dato neppure l’opportunità di spiegare cosa era accaduto».
Intanto la polizia ha chiuso il caso, restituendo carabina, fucili e munizioni all’operaio. Perché gli agenti hanno accertato che non aveva alcuna intenzione né di spaventare né di fare del male a qualcuno. Non è della stessa idea, però, Gaia. Che ha licenziato per giusta causa Angelo, nonostante in molti - anche il sindaco Alessandro Volpi e il consigliere Stefano Benedetti - abbiano chiesto ai vertici della società un ripensamento. Il dipendente è avvilito, ma battagliero: «Guadagnavo milleduecento euro al mese, erano pochi ma ci bastavano per vivere dignitosamente». Intanto gli sono state liquidate quasi tutte le spettanze e si è iscritto nelle liste dei disoccupati. Solo il giudice può dare il lieto fine a questa storia assurda.
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