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Concia, regna il degrado recupero cancellato

Concia, regna il degrado recupero cancellato

MASSA. Basta affacciarsi dalle mura di Borgo del Ponte e guardarsi attorno per capire che qualcosa non va. Sembra di guardare un quadro, di cui protagonista è la natura, sfregiato nella sua armonia....

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MASSA. Basta affacciarsi dalle mura di Borgo del Ponte e guardarsi attorno per capire che qualcosa non va. Sembra di guardare un quadro, di cui protagonista è la natura, sfregiato nella sua armonia. Così, mentre si sta appoggiati sulle fortificazioni che circondano il borgo, si può godere di un bel paesaggio sulla valle del Frigido caratterizzato da tonalità di verde. Ma l’occhio, alla fine, cade sul difetto: lo scheletro di un capannone. Anzi, la Concia (o la Cuncia): un edificio abbandonato ormai da qualche anno, impossibile non vederlo.

Peccato, perchè del progetto iniziale previsto dal Piuss (il Piano integrato co-finanziato dalla Regione, con cui sono state realizzati i recuperi di piazza Aranci e piazza Mercurio) non rimane più nulla: il previsto centro di aggregazione giovanile sorgerà in un'altra struttura. Così la costruzione resta lì, in degrado e abbandonata. Da non confondere con la Concia, la villa a pochi metri in località Santa Lucia, costruzione voluta dal principe Alberico I come residenza estiva e fuga ristoratrice immersa tra la pesca e la natura. Stesso nome ma destini diversi: la villa oggi è sede di un'azienda agricola, mentre la ex-conceria di Borgo del Ponte sembra più una discarica.

«Anche se la struttura è completamente abbandonata, rimane sempre di proprietà della provincia – spiega Bruno Giampaoli di Italia Nostra - sarebbe opportuno che il comune la rilevasse per risistemarla e creare qualcosa di nuovo. Secondo noi potrebbe essere utilizzata come un'estensione del parco fluviale del Frigido, sarebbe bello poterci coltivare agrumi tipici della nostra storia e tradizione, come gli aranci amari o i limoni, e creare un parco perfettamente funzionale aperto a tutta la cittadinanza. Poi si potrebbe realizzare anche una piccola scala mobile in modo da facilitare la discesa a chiunque voglia visitarlo e un parcheggio inerbito, naturalistico insomma». Italia Nostra chiede alla provincia di donare l'area al comune, e l'appello viene da più voci: «Personalmente penso che il comune debba metterci la testa – spiega l'ingegner Carlo Milani – in modo tale che possa essere recuperata tutta l'area abbandonata. Penso anche che sarebbe opportuno buttare giù il capannone perchè è costruito su un'area a rischio idraulico molto elevato, prendere la casa rossa (la vera struttura che ospitava la conceria), che è proprietà di un privato, per dotare tutta la zona di un parcheggio al servizio sia del Borgo del Ponte, che della comunità. È indispensabile poi ripulire tutta l'area e la tratta sotto le mura anche per favorire un accesso al fiume. Magari il comune potrebbe prenderla anche con un concorso di idee».

Alessio Profetti

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