Il Tirreno

Cantore, addio a oncologia e a Carrara

Il primario andrà a Mantova: la vostra città non perde nulla, sarà tutto come prima, anche senza di me

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CARRARA. «Non me ne vado per ragioni di carriera, ma solo per stare più vicino alla mia famiglia. Carrara, e l’Italia non perdono nulla: il reparto di oncologia andrà avanti come adesso, anche senza Cantore».

A parlare, con la schiettezza che lo contraddistingue è l’ oncologo mantovano Maurizio Cantore che, dopo 10 anni al monoblocco di Carrara, è diventato, dopo aver vinto il concorso, il nuovo primario di Oncologia del Carlo Poma di Mantova.

Il passaggio di consegne è previsto frauno o due mesi: a fare quelle che in termini tecnici si chiamano le “facenti funzione” sarà il dottor Andrea Mambrini. Poi l’azienda, così viene comunicato a livello ufficiale, bandirà il concorso per il primariato.

«È chiaro che quando c’è un cambiamento si ha sempre paura della perdita - spiega Cantore - ma posso assicurare che nel reparto di oncologia non cambierà nulla. E ne sono sicuro, altrimenti sarebbe un mio fallimento. Il passato è servito per poter guardare serenamente il futuro con questo gruppo meraviglioso che io qui ho trovato dieci anni fa e che ha contribuito a portare Carrara a livelli nazionali e internazionali».

Il primario di oncologia, l’inventore del tè delle cinque in reparto e dei “Donatori di musica”, i concerti che hanno visto sfilare al quarto piano del monoblocco artisti del calibro di Stefano Bollani, Gino Paoli, Renzo Arbore, Elio e le Storie tese e Paolo Rossi (tanto per citarne qualcuno) usa la modestia di sempre. Non parla di sè, ma piuttosto del futuro del reparto carrarese di oncologia.

«Il progetto dei donatori di musica, l’accoglienza e la tecnologia che hanno fatto grande il reparto andranno avanti proprio come ore, non cambierà nulla - spiega il primario - Io non ci sarò, è vero, ma il mio fantastico gruppo sì».

E per il dottor Cantore è tempo di bilanci. A cominciare dall’esperienza dei “Donatori di musica”, il progetto che ha portato direttamente in reparto artisti, cantanti e pianisti.

«Beh, i ricordi legati a questo progetto sono davvero tanti - dice - Ad esempio l’emozione mia, e del marito di una paziente che era venuta da Lugagno a Carrara per avere la nostra assistenza, di fronte allo Shummann suonato in reparto dal pianista Enrico Pompili . Siamo usciti dal concerto e ci siamo abbracciati, non riuscendo a trattenere le lacrime».

«Poi ci sono tanti altri episodi, come la paziente di Brescia che guardandomi negli occhi mi disse: “Dottore toglietemi tutto, ma non la musica” - prosegue Cantore - Ricordo con grande emozione le parole di Renzo Arbore che, dopo essersi esibito in reparto disse che qui aveva respirato la gioia e la vita». I ricordi sono tanti ma, Cantore preferisce come sempre guardare avanti e parlare di progetti.

«Quello più imminente è un documentario sull’esperienza carrarese dei “Donatori di musica”- spiega - Lo girerà Sergio Rubini». Infine dal primario di oncologia arriva un riconoscimento della carrarinità: «Con voi carrarini occorre del tempo, per conoscervi ed apprezzarvi, avete la consapevolezza che nel bene o nel male siete unici».

Alessandra Vivoli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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