Il dolore
Gaia, scontro nel Cda sulle consulenze
Il vice Argante Mussi attacca la presidente Martinengo: parla a titolo personale. E il Pd attacca: gestione da cambiare
MASSA CARRARA. Una gestione “non dalla parte del cittadino”, con tariffe troppo alte, spese poco giustificabili, scelte discutibili, costi di consulenze e di dirigenti da tagliare. È ormai un attacco concentrico quello a Gaia Spa. Un offensiva che muove dal centrodestra – Stefano Benedetrti, consigliere comunale di Fi ha annunciato nei giorni scorsi un esposto sulla questione consulenze e debiti-crediti con Vea – e anche dal centrosinistra. Dal Pd di Massa Carrara in particolare. E a segnare la durezza dello scontro c’è la plateale dissociazione di Argante Mussi, vicepresidente di Gaia in quota al Pd dalla sua presidente Maria Clorinda Martinengo. «Le posizioni espresse in questi giorni dalla presidente di Gaia – scrive Mussi – mi vedono in completo disaccordo, soprattutto per quanto concerne le questioni dei consulenti. Vorrei quindi precisare che le varie posizioni riportate dalla presidente devono essere considerate opinioni strettamente personali che potranno diventare posizioni della società soltanto dopo che se ne sarà discusso in consiglio di amministrazione. Consiglio di amministrazione che nonostante i numerosi problemi sul tavolo non viene convocato da oltre un mese». Una bordata pesante, destinata, perlomeno, ad aprire una questione di tenuta del cda.
Ma la sconfessione di Argante Mussi è soltanto una parte dell’offensiva targata Pd. «Ci sono troppe cose che non vanno nell’azienda», tuona la segreteria provinciale dei Democratici, che punta dritto al problema dei problemi: il ricarico sulla bolletta pagata dei cittadini di tutti i costi di Gaia (di gestione e di investimento). È per effetto di questa disposizione, prevista dall’Autorità per l’energia, che le bollette dell’acqua “made in Gaia” sono schizzate verso l’alto. Ebbene, dice il Pd, «anche se legittimo, non è obbligatorio portare tutto in tariffa, quantomeno se prima non si è fatta la revisione totale dei costi. È una questione politica, perché si scaricano sui cittadini, già gravati, costi impropri dovuti a inefficienze o peggio ancora, ad errori di qualcuno».
E a proposito di “tutto in tariffa”, il Pd (riprendendo le accuse di Benedetti) chiede: «L’azienda conferma o no che è finito in tariffa un contenzioso con Vea (Versilia acque)? Perché devono pagarlo i cittadini? Non si dice che non è legittimo ma ci chiediamo se sia corretto».
La questione morosità, poi. Gaia, è scritto nella trimestrale di bilancio del settembre 2013 ha accumulato 29,1 milioni di euro di bollette non pagate. Ma se un cittadino non paga, fa osservare il Pd, «non sempre è colpevole (dice nulla l'istituto della morosità incolpevole?): talvolta non ne ha le possibilità magari perché ha perso il lavoro oppure perché paga senza saperlo una tariffa non-residente (quasi doppia), o perché non ha chiesto, avendone diritto, le agevolazioni oppure ha un perdita occulta». Per non parlare delle difficoltà legate alle rateizzazioni «concesse da Gaia con numero di rate insufficienti»
I Democratici ritiene inoltre insufficient il fondo sociale dedicato alle persone in difficoltà: «Gaia lo ha recentemente aumentato da 50 a 70 mila euro ma resta una cifra irrisoria, se paragonata al numero di utenti (400mila) e ai ricavi dell'azienda (70 milioni)».
E non è finita. La segreteria provinciale del Pd chiede ancora: «Perché la presidente non dice nulla sui rimborsi dati a Viareggio Patrimonio e non ai comuni? Per i comuni ci sarebbero difficoltà e per Viareggio patrimonio no se a questa le quote di mutuo vengono rimborsate con impressionante regolarità». E perché una società pubblica come Gaia e che dovrebbe avere a cuore lo sviluppo sostenibile e che consuma energia per oltre 9 milioni di euro di energia, «non attua alcuna azione di risparmio energetico se non in fase di acquisto né si parla di energie rinnovabili?»
La questione consulenze esterne, infine: «Un vero scandalo, - oltre che un costo a carico della collettività. Il ricorso alle consulenze esterne va a detrimento delle professionalità interne all'azienda e per giunta alcune sono in palese conflitto di interesse. Sono legittime, è vero, ma questo è giusto? Possiamo sopportarle?»(c.f.)
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