Sicurezza
Su Facebook spunta la foto dell’abbraccio con Pucci
L’ha messa il ragazzo arrestato perché trovato con due pistole sotto il letto Per gli inquirenti è un messaggio alla banda. Gli amici si presentano in tribunale
MASSA. Appena uscito dal tribunale Matteo Orlandi, il ventisettenne arrestato dai carabinieri perché custodiva clandestinamente due pistole risultate rubate, è andato a casa come gli aveva ordinato il giudice che aveva disposto i domiciliari. Siccome non aveva alcuna restrizione è andato sul suo profilo Facebook e ha cambiato la copertina: via la vecchia foto per fare posto a uno scatto che lo ritrae abbracciato a Giacomo Pucci, il giovane finito in manette con l’accusa di tentato omicidio per aver accoltellato un coetaneo al Baraonda. Un messaggio che quelli del nucleo investigativo dei carabinieri hanno interpretato come una rassicurazione di Orlandi a quelli della banda. E infatti il ventisettenne, difeso dall’avvocato Alessandro Maneschi, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il segnale lanciato all’esterno però vanifica ogni possibile tentativo degli inquirenti di spaccare la gang. Che invece in questo momento è più unita che mai, come testimoniano i vari profili Facebook.
Ma che la banda fosse unita lo si era capito già venerdì in tribunale, quando una decina di ragazzi (e ragazze) si sono trovati davanti all’aula dove si teneva la convalida dell’arresto dell’amico. Hanno sfidato sia le forze dell’ordine sia chi si avvicinava per capire cosa stava succedendo. Comportamento questo che potrebbe avere delle ripercussioni penali, anche se ancora non è detto che parta qualche denuncia.
Le pistole sequestrate - i militari del nucleo radiomobile le hanno trovate dentro una cassetta di sicurezza nascosta sotto il letto di Orlandi - verranno inviate nei laboratori dei Ris di Roma per essere analizzate, giusto per capire se sono state utilizzate per commettere qualche reato e soprattutto se hanno sparato di recente. Questo potrebbe voler dire che qualcuno si è esercitato in una sorta di poligono clandestino.
Certo è sorprendente l’efficacia della perquisizione effettuata dagli uomini del tenente Rosa Sciarrone. Impossibile che si sia trattato di un caso fortuito. La sensazione è che siano andati a colpo sicuro. Non perché qualcuno abbia tradito Orlandi, che probabilmente custodiva le armi per qualcuno, ma perché quelli dei Poggi - è la tesi degli inquirenti - la calibro 45 l’hanno fatta vedere in giro, per spaventare quelli che ritenevano dei nemici. «Anche se di denunce non ce ne sono questo non vuol dire che non lo abbiano fatto», spiegano in procura. L’indagine sui nomi segnalati dagli inquirenti ha assestato un colpo importante. Non sarà l’unico.
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