Il Tirreno

L’addio a Rita Ussi, donna coraggio

L’addio a Rita Ussi, donna coraggio

Durante il funerale, ricordati il suo amore per la vita e la lotta contro la Sla

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CARRARA. Occhi pieni di lacrime, volti tristi, ieri nella chiesa di Bonascola, ma anche la certezza di dare l’addio a una mamma coraggio, a una donna coraggio che è stata di esempio, che ha insegnato a tutti che non si deve mai perdere la voglia di vivere: Rita Ussi ha lottato a lungo, per ben 17 anni, contro la Sclerosi laterale amiotrofica, la Sla, che si mangia la vita anno dopo anno. E lei, i suoi 56 anni, se li è conquistati tutti. Da quando, nel 1996, le fu diagnosticato il male. Non ha mai smesso di sorridere. E così è accaduto che è stata lei a dare coraggio agli altri, ai figli, a chi le ha voluto bene. A chi l’ha vista, immobilizzata in un letto, parlare con le labbra, poi solo con le dita e poi solo con gli occhi.

In chiesa, per l’addio a Rita, c’erano Don Marco e Don Piero. L’hanno conosciuta.

«Rita si è addormentata nella pace di Cristo».

Alla fine del rito funebre, Don Piero, guardando il feretro andare verso l’ultima dimora, ha detto che Rita «ha incarnato il binomio amore-dolore come opportunità di scoprire il senso della vita. Ciò che arricchisce in un mondo opportunista. La sofferenza, se vissuta in modo giusto, diventa anche motivo di felicità».

A dare l’ultimo saluto a Rita Ussi c’era anche Mirco Felici, referente provinciale dell’associazione Aisla: «Nella nostra provincia ci sono dai 25 ai 30 malati di Sla. Non si hanno cifre precise. Gli ospedali per questioni di privacy non possono fornirci informazioni sui pazienti, ed è dalle famiglie che si rivolgono a noi che possiamo desumere un dato attendibile. E ci risulta che rispetto al dato nazionale, quello della nostra provincia sia superiore, ma non se ne conoscono i motivi, la ricerca scientifica va vanti ma è ancora in alto mare, vengono finanziate borse di studio per la ricerca sulle cellule staminali, piccoli segnali di incoraggiamento ma nel contempo dobbiamo sostenere le famiglie. Come associazione lo facciamo cercando di andare incontro ai loro problemi di varia natura e pratrici. Anche relativamente ai contributi regionali che possono essere richiesti da chi ha determinati requisiti. Anche quest’anno organizzeremo gruppi di auto-aiuto con la presenza di medici e psicologi. Abbiamo, nel contesto dell’Aisla di Massa Carrara, Pisa, Lucca e Livorno, un progetto di casa famiglia a Ponsacco, che speriamo di concretizzare a breve, con personale di assistenza. A maggio abbiamo svolto un family-day a Pisa con il prof. Gabriele Siciliano che è un luminare per quanto riguarda la Sla».

Poi rivolge un pensiero a Rita Ussi: «Ha portato avanti una lotta pazzesca».(c.car.)

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