La manifestazione
Henraux & C. contestano le regole sull’estrazione
SERAVEZZA. Il piano paesaggistico della Regione, che contempla lo stop alle cave all’interno del Parco delle Apuane, sta mettendo in fibrillazione l’ente parco che, con queste norme, rischia di...
SERAVEZZA. Il piano paesaggistico della Regione, che contempla lo stop alle cave all’interno del Parco delle Apuane, sta mettendo in fibrillazione l’ente parco che, con queste norme, rischia di vedere vanificato il lavoro fin qui impostato su principi di riduzione, razionalizzazione e valorizzazione delle attività di cava, ma non sullo stop generalizzato dell’estrazione.
In realtà contro questo lavoro portato avanti dal Parco ci si sono messe le aziende del lapideo. Con due ricorsi al Tar nei quali sono state impugnate due decisioni prese dal Parco negli ultimi mesi.
Nel primo caso diverse aziende del lapideo, e non solo, che operano nell’Alta Versilia hanno contestato la delibera con la quale il Consiglio ha dettato le direttive agli uffici tecnici per iniziare ad elaborare il Piano delle attività estrattive. «Si tratta di un nucleo di aziende, tutte della Versilia» spiega Putamorsi. I principi dettati dal Parco contestati dalle aziende, riguardano la disciplina di escavazione di alcuni materiali, il restringimento dell’area totale di estrazione, e la maggior qualità delle materie estratte e il tipo di escavazione a tutela del paesaggio.
«Vorremmo puntare sull’escavazione in galleria – spiega il presidente del Parco – e ad una diminuzione delle aree estrattive. Dobbiamo individuare i siti estrattivi buoni, dove c’è marmo e non dove c’è materiale di bassa qualità e si producono tanti scarti». Il Parco proverà anche a chiedere un aumento della percentuale da lavorare in loco.
A portare il Parco davanti al Tribunale amministrativo è stata anche la Henraux Spa di Querceta, che si appella a una questione diversa, che riguarda le cave dismesse, sulle quali è previsto dal Parco un piano di ripristino, che permette di prelevare materiale solo per un quantitativo limitato e la successiva e immediata bonifica dell’aria. «In questo caso – spiega Putamorsi - abbiamo cercato di contestualizzare questa possibilità prevista dalle norme del Parco. Abbiamo dettagliato maggiormente casi con delle griglie più precise decidendo quando prevedere il ripristino e quando no. Ad esempio se per ripristinare una cava devo costruire anche una strada per arrivarci non ha senso, e così se rischio di deturpare degli elementi botanici e zoologici fragili». Per l’Henraux però non starebbe al Parco delle Alpi Apuane redigere un Piano estrattivo nuovo, ma alla Regione Toscana, così l’ha trascinata davanti ai giudici. «La cosa interessante – conclude Alberto Putamorsi – è che davanti al Tar a difendere le nostre ragioni ci saranno proprio gli avvocati della Regione e non quelli del Parco; perché è la legge (della Regione) che stabilisce che il Parco debba proporre e la Regione legiferare». (t.b.g.)
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