Finanza
«Ecco perché la Walton non ha il 34%»
L’Associazione di Vinca ripercorre le vicende ultracentenarie della Comunione dei beni e rilancia un appello agli eredi
VINCA. Sono agguerriti e determinati, i componenti della "Associazione volontaria per la tutela dei beni e dei diritti degli appartenenti alla Comunione dei beni sociali di Vinca", l'associazione costituita nell'ottobre del 2012 da eredi legittimi di quei primi 66 cespiti, o stipiti familiari che nel lontano 1787 davanti al notaio Securani sottoscrissero i patti sociali "pel godimento dei beni di Vinca".
Il presidente Fabrizio Colonnata e alcuni consiglieri (Evaristo Battaglia, Franco Mattei e la decana Annunziata Borzani) rinnovano pubblicamente l’invito a farsi avanti alle centinaia di eredi di quei 66 capifamiglia iniziali, che - come già detto in altre occasioni - per vari motivi (l’emigrazione innanzitutto) potrebbero non essere a conoscenza del fatto di aver diritto a partecipare alla Comunione dei beni sociali; e quindi, alla divisione degli utili derivanti da quella Comunione, legati all'utilizzo delle cave del bacino del Sagro appartenenti alla Comunione stessa.
Si ribadisce: «Le ricerche sull'eventuale diritto ad essere parte della Comunione saranno fatte in modo gratuito», afferma il presidente Fabrizio Colonnata, il cui numero di telefono è 0585-949382.
Uno dei punti chiave, proprio per la distribuzione degli utili, è arrivare a definire le quote di ciascun appartenente alla comunione.
La tesi dell’associazione, sulla base degli atti esistenti, è che la Walton, storicamente soggetto di riferimento della Comunione, non avrebbe il 34 per cento - come affermato dalla stessa società nell’assemblea del 1990 - ma una quota inferiore.
«Secondo i nostri conteggi, rileggendo gli atti, ha il 10 per cento», sostengono i membri dell’associazione.
La storia ripercorsa dall’inizio. A loro avviso, la storia va ripercorsa dall’inizio.
A partire dal rogito del'8 ottobre 1787, con il quale davanti al Notaio Securani, Lorenzo Beggia - che inizialmente era l'intestatario dei beni - associò tutti gli altri 65 "stipiti".
Poi con atto del 2 giugno 1884 (rogito Furia) i vinchesi concessero un affitto di 80 anni alla "Cassa di Sovvenzioni per le Imprese di Genova".
Un momento chiave nella storia della Comunione è il 1896, quando la Cassa di Sovvenzioni di Genova cede i diritti (e quindi il contratto di affitto) alla società Walton e nipote John Gooddy.
Appare quindi sulla scena vinchese la Walton, che con atto Attuoni del 1900 assume la denominazione Walton Gooddy Cripps Ltd di Londra (con sede a Carrara).
La distinzione fra sottosuolo e soprasuolo. Fra il 1909 e il 1929 - ricostruisce l'Associazione per la tutela dei beni e diritti degli appartenenti alla Comunione - la Walton acquista uno dopo l'altro, da alcuni dei 66 stipiti, varie quote dei beni complessivi; ma - ecco il punto focale sottolineato dall’associazione - la Walton fino al 1929 (l’anno della grande crisi) si limita però all'acquisto del "sottosuolo", con i cedenti che si riservano i diritti del soprasuolo.
Altro atto da cui dedurre le quote della Walton, spiegano i componenti dell’Associazione, è quello del notaio Peselli, secondo il quale la Walton avrebbe il 20% circa, dal quale però - aggiungono - «Occorre detrarre il 50 per cento: perché fino al ’29 aveva comprato solo il sottosuolo, e non il soprasuolo».
E a dimostrazione che soprasuolo e sottosuolo pesano per un 50 per cento ciascuno, l’Associazione porta la delibera di alcuni anni fa del Comune di Fivizzano con cui furono calcolati gli indennizzi per la realizzazione delle opere a corredo della Grotta di Equi.
Il Comune di Fivizzano individuava la Walton come “proprietaria del sottosuolo”, e le corrispondeva il 50 per cento dell’indennità complessiva; il resto, ai titolari del “soprasuolo”.
Quindi: il 20% “certificato” dall’atto Peselli in realtà, secondo l’Associazione, andrebbe dimezzato, e quel 10% “restituito” a chi cedette solo il soprasuolo.
Un 10% che dovrebbe pesare anche nelle assemblee (quanto a diritti di voto) e al momento della distribuzione degli utili.
«La Walton - ribadiscono per l’ennesima volta - non può comunque avere il 34 per cento che rivendica». Se vogliamo trovare una data nella quale in via ufficiale la Walton afferma di essere in possesso del 34% delle quote, questa è - ricostruisce l’Associazione - l’assemblea del 1990, convocata per nominare gli amministratori che avrebbero dovuto restare in carica solo per la gestione ordinaria dei beni. In realtà poi quegli amministratori restarono in carica per molto più tempo, e in tutti questi anni la distribuzione degli utili (si calcola, almeno per questi ultimi anni, 132mila euro solo di affitti per le cave sul Sagro), è avvenuta partendo dall’assunto che la Walton ha il 34 per cento.
L’appello agli eredi. «Noi - ribadiscono i membri dell’Associazione - chiediamo a coloro che ritengono di poter essere eredi, di farsi avanti. Potrebbero avere dei diritti, potrebbero ricevere parte degli utili: dobbiamo essere compatti nel far valere i nostri diritti». Ovviamente, tutte queste recriminazioni dell’Associazione hanno anche un riscontro nelle aule giudiziarie: ci sono ben tre perizie in corso per stabilire le quote e vari altri aspetti della complessa gestione della Comunione dei beni di Vinca. La battaglia giudiziaria è complessa. Quella dell’informazione nei confronti degli eredi dei 66 “stipiti” originali è altrettanto complicata ma l’Associazione è intenzionata a perseguirla con tutte le sue energie.
(m.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
