Il Tirreno

Ditta Costa, sì del Tar per trattare i rifiuti

Sospeso il divieto imposto dalla Provincia con la motivazione «nessun accertamento sui cattivi odori»

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AULLA. Doccia gelata per i cittadini di Albiano Magra: il nuovo atto della battaglia a suon di carte bollate in corso da anni fra i residenti e la ditta Costa, che lavora rifiuti dal 1997, stavolta vede vincente quest'ultima. E il fatto curioso è che sia i cittadini che l'azienda hanno fatto ricorso al Tar della Toscana contro la medesima determinazione del dirigente del settore ambiente ed energia della Provincia di Massa Carrara, la numero 4343 del 10 dicembre scorso.

Ma se decine di cittadini di Albiano Magra, rappresentati dall'avvocato Daniele Granara, nel nuovo ricorso di pochi giorni fa facevano notare che la determinazione provinciale impugnata ammette «16mila tonnellate annue di rifiuti trattabili e stoccabili, di cui 2mila relative a rifiuti pericolosi quali pitture e vernici di scarto, solventi, gas in contenitori a pressione, apparecchiature fuori uso contenenti sostanze pericolose, batterie al piombo e addirittura materiali da costruzione contenenti amianto e pastiglie per freni contenenti amianto», ora si viene a sapere, innanzitutto, che la ditta Costa ha bruciato sul tempo i cittadini nel fare ricorso, ma, soprattutto, che il Tar ha concesso all'azienda guidata dall'imprenditore spezzino Mauro Costa di trattare tutte le tipologie di rifiuti.

Infatti, la determinazione provinciale impugnata da entrambe le parti ammetterebbe che la ditta Costa possa trattare i rifiuti di cui sopra, ma escludeva altre tipologie di rifiuti, in particolare i rifiuti odorigeni. Ebbene, grazie alla sospensiva decredata dal Tar proprio sulla parte della determinazione provinciale che escludeva il trattamento di certe tipologie di rifiuti, la ditta Costa potrà trattare ogni tipo di rifiuto, anche quelli che emettono odori, almeno fino al 29 maggio prossimo, giorno in cui è stata fissata l'udienza pubblica per la trattazione di merito del ricorso.

Ecco il passaggio saliente, nel tipico linguaggio giuridico, dell'ordinanza del Tar della Toscana: «Ritenuto che appare opportuno che la Provincia di Massa Carrara proceda al riesame della richiesta della società ricorrente per la parte che non è stata oggetto di accoglimento, in quanto non risulta che siano stati compiuti accertamenti persuasivi ed univoci sulla produzione di emissioni odorigene moleste e, di conseguenza, si ritiene necessario sospendere allo stato l’efficacia dell’impugnato provvedimento limitatamente alla parte in cui non autorizza la lavorazione di alcuni codici di rifiuto».

Tra l'altro, secondo il Tar della Toscana, come si evince dal passaggio, non sarebbero stati effettuati accertamenti persuasivi ed univoci sulla produzione di odori molesti. Rimane il fatto che l'ordinanza del Tar va ad aggiungersi all'ingorgo di pratiche legali aperte sulla vicenda Costa, un ingorgo che fa comprendere meglio di fiumi di parole quanto ormai sia difficile la convivenza fra la comunità di Albiano e la ditta dell'imprenditore Mauro Costa, i cui impianti sono sorti in mezzo alle case, con i cattivi odori che furono protagonisti di un'estate torrida, quella del 2009.

Gianluca Uberti

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