Il Tirreno

Arcola ricorda don Marco Bertolucci

Domani le celebrazioni per il giovane parroco morto nel 1973 a soli 25 anni a causa di grave malattia

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ARCOLA. Domani le comunità parrocchiali celebreranno il quarantesimo anniversario della morte di don Marco Bertolucci, giovanissimo e amato parroco arcolano.

«Era molto concreto e laborioso, e soprattutto disponibile. Ciò che colpiva e piaceva enormemente in lui era appunto un atteggiamento costante di servizio» così lo ricordava mons. Ilvo Coniglia nella rivista del seminario, “Vita perché”, dell’aprile 1974, quando don Marco, appena 25enne, era deceduto a causa di una grave malattia. Domani alle 16 nel santuario di Nostra Signora degli Angeli, le comunità lo ricorderanno con una Messa presieduta dal vescovo Luigi Ernesto Palletti.

Nato a Tendola di Fosdinovo il 25 aprile 1949, don Marco non aveva altro desiderio che quello di realizzare la propria vocazione, quando lo colpì la malattia. «Ha parlato assai durante i mesi della sua grave malattia... con le molte lettere... con quelli, moltissimi, che sono stati a visitarlo in ospedale e che, mentre speravano di recargli conforto, sono tornati via arricchiti e ricaricati... Ha parlato soprattutto gli ultimi giorni di vita con la testimonianza eloquente di una accettazione silenziosa e serena del dolore e della morte» ricordano i parrocchiani.

«Sono trascorsi 40 anni dal quel triste 17 febbraio 1974 - ricorda Eliana Bacchini - e ancora sento intorno a me la sensazione di vuoto e di freddo che assalì noi tutti, amici di don Marco e parrocchiani di Arcola. Aspettavamo questa notizia perché la malattia era veramente grave e anche don Marco, che ne era consapevole, ce lo comunicava con grande serenità, ogni volta che andavamo a trovarlo in ospedale o nei suoi scritti, eppure tutti speravamo! Pensavamo che il Signore, che ci aveva dato la grazia della sua vocazione, non potesse poi così prematuramente privarci della sua opera. In occasione della sua ordinazione presbiterale a Tendola, il 20 ottobre 1973, tutta la parrocchia di San Rocco e in particolare noi, suoi coetanei e giovanissimi amici, ci sentivamo “compartecipi della sua chiamata”, assieme al parroco, don Francesco Denti, che gli era stato padre spirituale».

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